10 Antefatti – Ricordi da Port Royal 1675

Villa Garth, promontorio di Port Royal, luglio 1675
Quella villa era una delle più alte sul promontorio e la padrona di casa era una ragazza vestita di scuro. Il bambino si era intrufolato nel giardino durante la mattinata, aggirando la sorveglianza di due servitori, Jim Thompson aveva raggiunto il capanno degli attrezzi e lì si era nascosto per mezza giornata.  Aveva soltanto undici anni, ma da cinque lavorava sui pescherecci e quando aveva saputo che mastro Wilton si trovava a Port Royal, aveva fatto di tutto per incontrarlo.
Jim era avvezzo al lavoro, e come ogni ragazzino adorava ascoltare le leggende e le ballate di taverna che decantavano i gran predoni che infestavano i mari. Ora che non aveva nessuno, gli sarebbe piaciuto imbarcarsi con dei bucanieri, che era gente che faceva un mucchio di soldi!
Stringendosi al petto le ginocchia sbucciate, Jim abbassò il capo, ricacciando indietro le lacrime: se avesse avuto denaro a sufficienza, sua madre non sarebbe caduta sulla strada, il dottore sarebbe accorso con le medicine, la gamba ferita non sarebbe andata in cancrena conducendola alla morte. Strofinando gli occhi con i pugni chiusi, Jim tirò su col naso, guardando il cielo filtrare dal finestrino.
Persino quel capanno era meglio della stanzina che lui e la mamma aveva diviso con quella famiglia di pidocchiosi. I fratelli Marlin lo avevano cacciato non appena lei aveva smesso di lavorare e così avevano dormito in un fienile finché non era morta.
Jim aveva passato un mese su un peschereccio, il buon padrone lo faceva dormire lì, in cambio di una buona guardia, ma lui non intendeva morire come un pezzente, com’era accaduto alla sua mamma.
Ancora le lacrime si affacciarono ai suoi occhi, ma le ricacciò con stizza, masticando una cipolla che si trovava lì, forse pronta per un rinvaso. Aveva tanta fame e desiderava arraffare qualcosa di prezioso alla villa, così che mastro Wilton accettasse di portarlo con sé sull’Ibisco d’Oro, di cui era il quartiermastro del capitano Hudson.
Una volta a San Antonio, Jim aveva visto Jerry Hudson, era giovane e sembrava buono e sorrideva sempre, anche con gli occhi. Jim era convinto: quello lo avrebbe accettato, come mozzo, perché nessuno resisteva al suo viso d’angelo. Era la sua unica ricchezza e Jim la sfruttava per derubare giovani serve e matrone ingioiellate e si sarebbe servito dei suoi occhi azzurri finché fosse riuscito a sembrare innocente.
Quando la carrozza con la signora Garth si allontanò, c’era un ricevimento dal governatore quella sera, Jim si azzardò a uscire.
Il tramonto rifletteva l’oro dei suoi capelli e il profumo delle rose si spandeva per il giardino, in mezzo al verde delle piante pareva di stare in un paradiso. Il ragazzo aggirò la casa e s’introdusse nella sala attraverso le portefinestre.
Gli ultimi raggi di sole illuminavano un quadro che ritraeva una ragazza vestita di chiaro, i capelli inanellati sciolti sulle spalle, a cornice il verde tenero di un giardino.
Anche se l’aveva appena intravista, Jim riconobbe la padrona di casa e mentre infilava nel suo sacco una coppiera d’argento, si sentì osservato da quegli occhi scuri. Prima di allora aveva rubato solo al mercato, non si era mai introdotto in una casa.
Soppesò i bicchieri di vetro ma comprese che si sarebbero rotti durante il trasporto, così si aggirò al pianterreno, prese un candelabro e un fermacarte dallo studio adiacente e, mentre cercava di salire al piano superiore, qualcuno serrò tutte le porte, intrappolandolo!
Sentendo il sudore scendere fra le scapole, Jim trattenne il respiro: nel corridoio le serve chiacchieravano, e lui era finito come il topo in trappola! In preda al panico attese d’essere solo e poi provò a forzare le portefinestre ma parevano sigillate e spaccare un vetro era troppo rischioso.
Si rassegnò ad aspettare e, quando all’improvviso un valletto entrò nella sala reggendo il lume, Jim strizzò gli occhi, nella penombra della sera sopraggiunta nel frattempo.
Stringendo al petto il sacco della refurtiva, Jim scivolò dietro le spalle del domestico, e trovò scampo nell’atrio, dal quale uscì all’esterno.
Nella sera i grilli cantavano e si era alzato il vento, che ghiacciò il sudore addosso al ragazzino che, tremante raggiunse il muro di cinta. Appresso al capanno vide, appesa ai fili per stendere, una livrea di velluto. Vista la sua già considerevole altezza, Jim pensò che quei vestiti gli sarebbero calzati e, senza pensarci ulteriormente rubò l’abito gallonato del valletto Salvador e, dopo essersi cambiato nel capanno dove aveva trascorso la giornata, pettinò i capelli con le dita e, con il sacco sotto braccio, si allontanò lentamente raggiungendo la via d’uscita.
Lungo Queen Street, volando come un uccello, elegante e leggero, Jim raggiunse il porto e la Locanda della Dispettosa, dove Mathias Wilton soggiornava.
Il ragazzino era certo che la sua vita sarebbe cambiata!

24 maggio 2011

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