13 Antefatti – Ricordi dalla Giamaica 1673

Villa del governatore Modyford, dicembre 1673
Ormai era una dama, aveva superato tutte le prove per debuttare in società come una signora per bene, prove che si erano protratte per mesi a Cape Tiburon, sotto la supervisione di istruttori chiamati apposta.
Con pazienza Blanca aveva sopportato rimproveri, aveva letto orazioni, stilato lettere perfette, ricamato, passeggiato, tentato invano di cantare e suonare il piano. Aveva danzato fino a farsi venire le vesciche ai piedi, si era lavata la bocca con sapone francese tutte le volte che imprecava, aveva sopportato parrucche pesanti e busti mozzafiato, imparato a sorseggiare il thè senza fare rumore, a trattenere il fiato e la rabbia, a sorridere sempre, ad abbassare gli occhi e, in assoluto cosa più difficile a infilare e sfilare guanti sottilissimi con la grazia di una pavoncella. Almeno così aveva detto Cecil, e nulla era stato facile.
Una vera guerra, ma lei sentiva di averla vinta, almeno in parte. Rabbrividiva ancora, al ricordo dell’insegnante di etichetta, ma per fortuna Madame Delacroix era partita per l’Europa.
Era stata dura ma alla fine suo marito si era dichiarato soddisfatto dei suoi sforzi e le aveva promesso che avrebbero raggiunto la Giamaica per le feste di Natale.
Erano giunti a Port Royal da cinque giorni, l’ordine per Blanca era di parlare il meno possibile e mostrarsi timida, cosa che non le riusciva difficile, considerando le persone importanti che il marito frequentava!
Anche ora, seduta accanto a una portafinestra, la ragazza osservava le persone invitate alla serata a casa del governatore. La moglie di un ufficiale le aveva fatto compagnia fino a quel momento, si era allontanata per raggiungere la cognata e, stanca delle futili chiacchiere, Blanca era stata contenta di rimanere sola.
Gli ospiti si aggiravano per la grande sala con i bicchieri in mano, in gruppi di tre o quattro, gli uomini discutevano di politica e affari, mentre le loro consorti chiocciavano sedute contro il muro, sventolandosi con i ventagli colorati. Le ragazze da marito e i giovanotti ballavano nella sala da ballo, che si trovava oltre la porta ornata di stucchi, mentre sulla grande terrazza si davano appuntamento le coppie di fidanzati sorvegliati da servi e governanti.
Salvador, il valletto di suo marito, stava in piedi accanto a lei, pronto a venirle in soccorso. A un servo non era concesso di sedersi, era stato lui stesso a spiegarglielo, quando lei l’aveva invitato ad accomodarsi.
A disagio, Blanca si era coperta il viso con il ventaglio di piume dipinte che le era stato donato da Rachel, la moglie dell’ammiraglio Edwards. In quel momento Cecil, il governatore e l’ammiraglio discutevano animatamente, trangugiando liquore che nessuno le aveva offerto. Una giovane signora come lei poteva concedersi soltanto del sidro o vino annacquato, quindi aveva respinto l’offerta del cameriere, passato con un vassoio colmo di bicchieri, un attimo prima.
La serata era calda, ma le nuvole annunciavano un temporale e Blanca sperava che il marito non si attardasse, che ne aveva abbastanza di sorrisi di convenienza ed era stanca, desiderava tornare a casa. Lanciò un’occhiata incerta verso Salvador, ma il servitore restava impassibile e fissava un punto lontano davanti a sé.
Era durissima la vita del valletto e Cecil lo trascinava ovunque.
La sera precedente erano rincasati tardissimo, suo marito puzzava di vino scadente, tabacco e profumo da donnaccia. Blanca sapeva che frequentava il Sella di Seta, il bordello più rinomato di Queen Street.
Da che lei sospettava una gravidanza, Cecil Garth non l’aveva più toccata e non si sentiva offesa, perché frequentava un postribolo di lusso. Blanca non era in condizioni di avanzare pretese di fedeltà, lei doveva solo fare la brava mogliettina, dire di sì, sorridere e tenere le tazzine con due dita.
Cecil non le chiedeva molto di più e quando lei gli aveva confessato che forse attendevano un figlio, Garth aveva sorriso bonariamente, dicendosi scettico.
Blanca non sapeva se desiderava un figlio, aveva quindici anni e non era strano che una donna sposata rimanesse incinta. No, doveva definirsi in stato interessante, la governante le aveva spiegato che solo le poveracce rimanevano incinte, così come non si pronunciava la parola “vomito”. Le signore al massimo erano indisposte.
Comunque, era inutile ricamarci sopra, quel pomeriggio aveva avuto le regole e si era dovuta ricredere: non aspettava nessun bambino. Nemmeno lei sapeva se era il caso di starci male: a differenza di Tortuga, dove le donne embarazadas si ficcavano un grembiule sopra la pancia e non cambiavano vita né abitudini, a Port Royal non si usciva da casa fino a tre mesi dopo il parto.
Sospirando abbassò lo sguardo sulle proprie mani, le sarebbe piaciuto avere qualcuno da accudire, quella vita di società era noiosa, ma anche se avesse avuto un figlio, ci sarebbe stata una balia a curarsi di lui.
Sarebbe stato più comodo per lei farsi regalare un cane. Forse un cucciolo avrebbe riempito le sue giornate, oppure un gattino.
Le piacevano i gatti, così indipendenti e liberi!

 

05 aprile 2011

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