14 Antefatti – Ricordi da Tortuga 1669

Taverna del Grillo Alegre, settembre 1669
Morgan aveva molto da festeggiare dopo l’assalto di Isla Catalina, la sua armata di bucanieri seminava il terrore per mare e per terra, lo osannavano e Isla Tortuga era sua, praticamente inespugnabile. Era considerato l’Ammiraglio dei Pirati, lo chiamavano così anche in Inghilterra, era potente e ricco, era invincibile. Camminando a testa alta, lo stomaco stretto nel panciotto damascato, le brache di velluto viola e le calze bianche, scese con lentezza dalla nave, diretto alla Casa del Cacao, il miglior postribolo di tutta Hispaniola.
Passando davanti al Grillo Alegre, la taverna di quel ladro di Pat Mackenzie, si degnò d’entrarci. Non metteva piede in quella bettola da quando era giunto nei Caraibi, ma considerò che ogni tanto bisognasse accontentare il popolino. L’oste era il figlio dell’irlandese, aveva gli stessi occhi turchesi del vecchio, e impallidì, nel riconoscerlo: «Capitano Morgan, accomodatevi!», lo invitò asciugando le mani nel grembiule, la fronte già imperlata di sudore.
Il gran bucaniere si fece avanti con tutta la sua corte e si accomodò al tavolo rotondo, quello vicino all’uscita del cortile. I suoi sottoposti occuparono le postazioni di guardia, presso la porta della cantina, quella delle scale interne e il vicolo. Henry Morgan squadrò il taverniere, ancora fermo in mezzo al locale: si diceva che accontentasse ogni sottana, e quella era certo l’eredità di quella puttana di sua madre. Morgan lo giudicò innocuo.
«Rum per tutti!», gli ordinò.
L’oste scattò e in men che non si dica lo stanzone si riempì di questuanti e poveracci in cerca di udienza e ingaggio. Morgan li ascoltava con accondiscendenza, come un primo ministro compiacente, ma i suoi uomini tenevano d’occhio l’entrata al posto suo. Amava il proprio potere e il puzzo di paura di quei macellai, più ancora di uno stupro ben allestito, come quelli di Maracaibo.
La figlia di Mackenzie si fece largo con il vassoio che svuotò sul tavolo, senza osare alzare gli occhi. Era una cosetta insignificante con le treccine, com’era possibile che alla taverna di quel coglione non ci fosse una femmina decente a servire ai tavoli? Se le teneva tutte per sé? Che storia era mai questa? Una bambina, puah!
Allungando la spada, Morgan sollevò con l’elsa l’orlo già corto dell’abitino scuro della ragazzina, che si era già voltata per tornare indietro. Si fece il silenzio, gli sguardi corsero al taverniere che si fermò con la bottiglia alzata. Pure la bambina s’immobilizzò, mentre Morgan la passava in rassegna con gli occhi socchiusi: uno schifo, ecco cos’era, con quelle gambette piene di lividi verdastri e graffi di rovo!
La bambina tremava, trattenendo il fiato, ma Morgan perse interesse nel vedere entrare l’uomo che cercava.
Stuart Johnson girò sui tacchi per fuggire, ma gli fu sbarrata la strada, così si gettò tra i tavoli, mentre Morgan esplodeva un colpo verso di lui. Il fumo fece tossire i più vicini ma non Johnson, che si appressò al grande focolare di pietra, facendosi scudo con la bambina che evidentemente era fuggita in fretta.
Mentre tutti si allontanavano, Henry estrasse la seconda pistola: non aveva alcuno scrupolo a sparare nuovamente e puntò l’arma contro i due, rimasti ormai soli contro il camino, ma quella piccola scimmia con la gonna si mise a strillare.
Non c’era cosa che Morgan odiasse più dello strillo acuto di una femmina e, stordito dal fastidio, gettò la pistola sul tavolo, tappandosi le orecchie con le dita ingioiellate. Johnson mollò la presa, ma lo riacciuffarono in quattro, immobilizzandolo.
Incurante del dolore al fianco che da qualche tempo lo torturava, Morgan si mise in piedi e, raggiunto il traditore, gli trapassò il collo flaccido con il pugnale, senza dargli neanche il tempo di sospirare.
Quando si voltò, vide gli occhi neri della bambina che lo fissavano con odio così manifesto e selvaggio che gli venne da ridere: «E adesso pulisci!», le ordinò, quindi lasciò sul tavolo delle monete d’oro e si allontanò con i suoi seguaci verso il bordello.

 

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