17 Antefatti – Margie Snow e Claire

Cape Tiburon, Isla Hispaniola, febbraio 1666
Margarita aveva sei anni, viveva con i genitori e il fratello maggiore, Conrad, che aveva quindici anni e già lavorava come scaricatore al porto e per conto dei carpentieri che costruivano le grandi ville sul promontorio. La mamma puliva la casa di una facoltosa matrona spagnola, il papà era un tagliatore di canna da zucchero e lavorava in una piantagione dell’interno, perciò la bambina passava molto tempo da sola. Per fortuna c’era Claire, che aveva cinque anni più di lei e abitava nella baracca accanto, nella boscaglia accanto alla spiaggia di Tiburon. Per le famiglie di meticci a Hispaniola c’era posto, ma solo in luoghi lontani dal centro abitato, dove le famiglie spagnole risiedevano nelle belle case intonacate e protette da larghi muri.
Margie si chiamava come l’isola dov’era nata, Margarita appunto, che era il primo luogo sicuro che mamma, papà e Conrad avevano raggiunto dopo la fuga dalla piantagione, in seguito all’uragano. I suoi genitori erano stati schiavi, rapiti dai loro villaggi nel cuore dell’Africa e caricati in Costa d’Oro, sulle navi che raggiungevano le colonie inglesi in America. Era successo tanto tempo prima ma Margie ascoltava sempre con curiosità e raccapriccio, i racconti del papà. In realtà Obasi Snow non era loro padre  ma l’uomo che li aveva aiutati a fuggire, perché lei e Conrad erano nati dalle violenze di padron Foster, che aveva usato la mamma non solo per coltivare i campi della sua proprietà.
Naturalmente Margie non conosceva questo particolare ma Conrad si ricordava dell’arrivo di Obasi il tagliatore, dell’uragano che aveva spazzato via il fienile, della notte in cui lui e la mamma avevano seguito lo schiavo ribelle attraverso la palude. Allora la mamma non sapeva di aspettare un altro figlio dal suo carceriere, desiderava solo sfuggire alla morte promessale dall’uomo bianco, che l’aveva sorpresa con Obasi. Padron Foster era morto durante la colluttazione ma due negri non potevano restare liberi in una piantagione, per quanto piccola; qualcun altro avrebbe preteso di comandarli, sarebbero morti impiccati o addirittura linciati, per l’uccisione di quel porco: la fuga era l’unica soluzione. Nottetempo, mentre il temporale imperversava, si erano nascosti nei boschi, avevano camminato sempre al buio, pagato col sangue e il sudore la protezione di gente di malaffare, i passaggi in mare, chiedendo aiuto persino ai pirati, e alla fine raggiunsero Isla Margarita, nella Nuova Spagna, dove Margie era nata.
In seguito la famiglia si era spostata su Hispaniola, dove avevano trovato occupazione e un luogo dove vivere senza recar disturbo,  e lì Margie era cresciuta serenamente. I familiari la amavano, nonostante la pelle ambrata e gli occhi nocciola, prova inconfutabile del suo sangue misto. Lo stesso sangue di Conrad, che però era del color dell’ebano come la mamma, e quindi più bello, agli occhi dei genitori.
Gli Snow erano rimasti sbalorditi, quando avevano conosciuto la primogenita dei vicini di casa, che aveva ereditato dalla madre i capelli lisci e la carnagione chiarissima, che dava ragione al suo nome. Claire, infatti, era figlia di un ex-schiavo e di una domestica portoghese. Naturalmente le due bambine divennero inseparabili.
Quel giorno passando sul ponte, dirette al mercato, Claire e Margie videro degli individui sopraggiungere dalla via principale. Abituate a evitare i pericoli, si scostarono per far passare la combriccola.
Dinanzi al gruppo stava un magro giovanotto dai baffi lunghi e con splendidi stivali con le fibbie d’argento, che avanzava con la mano sull’elsa e un fare da gaglioffo. Poco distante, dietro di lui, c’era il señor Felipe Barrancas, uno degli spagnoli più ricchi di Tiburon, in compagnia di un uomo alto, vestito con stoffe pregiate. A chiudere la fila i soliti scagnozzi di Barrancas, armati fino ai denti.
Nel vederle, il giovane apripista s’irrigidì. Con un movimento rapido degli occhi azzurri, intimò alle due di spostarsi: «Via dai qui!», bisbigliò con una certa urgenza. Il tono fu brusco ma anche preoccupato, tant’è che Claire ubbidì, cercando rifugio fra i cespugli al limitare del sentiero.  Margie invece rimase ad ammirare gli orecchini dell’uomo, cerchietti d’oro con grosse perle rosate, belle come quelle della Beata Vergine del Pilar, di cui aveva copia la señora Moreira da Silva, all’emporio.
«Mathias? Che c’è?», disse l’uomo elegante, interrompendo il discorso con lo spagnolo.
Il tirapiedi si scostò: «Nulla, signor Strafford, solamente una bambina…»
Strafford guardò Margie con intensità, lei vide Mathias trattenere il fiato, con gli occhi sgranati simili a biglie di vetro. Perché mai spaventarsi? L’inglese aveva un viso calmo, lo sguardo caldo e rassicurante, e le sorrise dolcemente: «Una signorina, direi…», e facendole un buffetto sulla guancia, proseguì la passeggiata.
Gli uomini passarono oltre e Margie osservò le loro schiene allontanarsi. Claire le fu accanto con un balzo: «Ti ha fatto male?», s’informò con preoccupazione.
«Ma cosa dici? Perché?»
«Tu non sai chi è quello, vero? Quello è padron Richard, il negriero!», le svelò l’amica.
A quella rivelazione Margie Snow si scosse tutta: quell’uomo gentile era l’artefice della sfortuna della sua famiglia, l’orco con cui si spaventavano i piccoli, la personificazione del male, l’assassino feroce, il ladro di bambini!

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