18 Antefatti – I nonni a Tortuga 1665

Fort de Rocher, Isla Tortuga, gennaio 1665
Ogni domenica la nonna Blanca, dopo la prima messa, saliva in casa con le uova. Sulla spianatoia di pietra le impastava con farina e acqua, per preparare delle frittelle zuccherate per Blanquita. L’aveva fatto con i figli e ora quel rituale era tutto per la nipotina che viveva con lei.
La piccola Blanca adorava quegli attimi di quiete e andava da nonno Pat, che ancora non era malato, chiedendogli immancabilmente di narrarle la storia de La Niña, la più bella donna che avesse abitato l’isola e sulla cui vita si narravano storie incantevoli.
Il nonno rispondeva sempre allo stesso modo: «Se tua nonna non se la prende a male, sarò breve.», e la nonna neanche alzava gli occhi dall’impasto, borbottando che non riempisse la testa della bambina con un mare di sciocchezze.
Ogni volta nonno Mackenzie si schermiva: «No, Blanquita, non si può. La nonna non vuole!», allora lei si aggrappava al braccio magro del nonno, sentendo sotto le dita il guizzare dei muscoli : «Por favor!», lo implorava.
Lui socchiudeva gli occhi, lasciando intravedere appena il turchese splendido come il mare: «Moglie! Non vorrai dispiacere la bambina con la tua gelosia!»
La abuela seguitava a impastare, a volte scostava i capelli dal viso con un gesto vezzoso, e rispondeva con voce mielata ma sotto sotto tagliente: «No soy gelosa
«Non lo sei?», ribatteva lui malizioso, con un sopracciglio alzato e il sorriso di traverso.
La nonna arrossiva, mettendo più enfasi nel lavoro, mentre il nonno si metteva a sedere con la nipotina sulle ginocchia: «Quando nel 1641 fu indetta la Fratellanza, quando i boucaneers fuggiti da Hispaniola decisero di combattere la dominazione iberica, qui su Tortuga c’erano solo capanne. Qualche buontempone pieno d’iniziativa aveva cominciato ad importare le ragazze più belle del creato, per sollazzare i poveri bucañeros costretti alla guerra. Fort De Rocher era pari a un paradiso terrestre e quelle giovani erano così capaci ed esperte da far resuscitare un morto, Blanquita mia.»
A quel punto la nonna si faceva sempre il segno della croce, sporcandosi fronte e petto di farina: «Eres un cabròn, Pat!», lo rimproverava, ma nella voce non c’era lo sdegno ma un sorriso segreto che la faceva più bella.
Blanca era piccina per comprendere che, con la storia de la Niña, il nonno si riferisse a una prostituta, sapeva solo che quella ragazza leggendaria era splendida e che, presente alla firma della Fratellanza della Costa, si era guadagnata il titolo di regina di Tortuga, grazie alla sua avvenenza nonostante “la scarsità di mercanzia”, per usare le parole di Patrick Mackenzie.
A quei tempi, i bucanieri non erano altro che gli allevatori di maiali che occupavano Hispaniola, assieme agli indigeni, vendendo la carne affumicata (sul boucan, appunto) ai contrabbandieri di passaggio. All’arrivo degli spagnoli, intenzionati a riprendere il dominio dell’isola, i derelitti di Hispaniola erano scappati a nord, trovando rifugio nell’Isla de la Tortuga.
Una giovane donna in fuga con il fidanzato, che l’aveva venduta a Cuba per salvarsi dai creditori, era giunta all’isola assieme ad altre ragazze rapite, destinate al divertimento dei disgustosi macellai che nel frattempo si erano dati alla pirateria, scoprendo che era più divertente depredare galeoni che andare alla caccia di cinghiali. Intenzionata a non finire scaraventata sugli scogli da un pirata pazzo, la ragazza aveva fatto in modo di assumere un ruolo di spicco fra le altre e, complice la pazienza e il carattere amabile, era diventata una delle prostitute più richieste, una di quelle che gli uomini difficilmente spartivano, ripassando a fil di spada chi si metteva in mezzo. Era bastata l’astuzia per fare di una ragazzetta anonima la leggendaria Niña.
Il nonno Pat l’aveva conosciuta qualche tempo dopo, quando il suo pellegrinare l’aveva fatto approdare nell’isola dei pirati: «La chiamavano Niña per l’aspetto da ragazzina, lei era magra come un’acciughina, ma la mancanza di curve non le toglieva per niente le capacità di intrattenere qualsiasi uomo si fosse preso la briga di portarla con sé. Niña lo era solo per l’aspetto, per il resto aveva una predisposizione e in molti s’invaghirono di lei. Intendo dire che s’innamorarono, bambina.»
«Anche voi, nonno?»
A quel punto la abuela si asciugava le mani nel grembiule e il nonno s’interrompeva per mandarle un bacio e lisciando le treccine di Blanca, spiegava con tono dolce: «Ho amato solamente la señorita Ruiz qui presente, la più bella ragazza di Capo Isabela, tua nonna.»
La bambina sorrideva, emozionata, mentre la nonna borbottava qualcosa d’incomprensibile al marito, promettendogli le botte con il taglio della mano e lui rideva. La nipotina si divertiva, inconsapevole del loro gioco, e sognava ad occhi aperti gli abiti rossi della famosa donna che, a credere alle leggende, sapeva ballare e incantare come una banshee.
La Niña se n’era andata dalla casa di piacere, infine, e molti uomini avevano perso il sonno, e qualcuno il senno, quando voltando le spalle alle ricchezze promesse dai gran bucanieri, aveva mollato tutto per seguire l’uomo disposto a sposarla. Era sparita con tutto il suo mistero.
La abuela a quel punto interveniva sempre: «Recuerdate Blanca, non c’è ricchezza che valga l’amore de un hombre. Ma non fidarti mai di un irlandese ladròn e imbroglione!»
Il nonno faceva scendere la bambina dalle ginocchia e andava a cingere la vita della moglie, con la quale aveva condiviso tanti anni dietro il banco del Grillo Alegre, con tre figli da crescere, fra le insidie e le tentazioni dei peggiori delinquenti, pirati e contrabbandieri, senza che lei mai si lamentasse del lavoro. Blanca Ruiz aveva un’infinita pazienza, virtù necessaria per tirare avanti con un Mackenzie al fianco.
Quando le sfiorava la guancia con un bacio, il nonno in un sussurro spergiurava: «Nessuna come te, Blanca mia, nessuna!»
Blanquita osservava la nonna che sorrideva sotto le ciglia, allontanandolo con il gomito, mandandolo via ma senza vera intenzione: «Blanquita, non sposare mai un ubriacone!», la ammoniva spostando i capelli dietro le orecchie. La bambina annuiva, compita, mentre il nonno indossava il grembiule, prima di raggiungere il figlio alla taverna al pianterreno.

foto copyright Amelia Kalbi

Annunci

One thought on “18 Antefatti – I nonni a Tortuga 1665

Dimmi quello che sai...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...