30 Antefatti – A bordo dell’Ibisco d’Oro 1679

Cabo Rojo, Puerto Rico, luglio 1679
Dormiva, quando delle grida concitate la destarono. Presa in contropiede si mise in piedi di scatto, e andò a sbattere contro la paratia, perché la nave stava virando violentemente. Aveva i piedi nudi completamente immersi nell’acqua che ribolliva in cabina da sotto la porta: che stava succedendo?
Strofinando il fianco ammaccato cercò di trovare l’equilibrio, poi afferrò lo scialle e se lo avvolse sulle spalle prima di aprire l’uscio.
Lei aveva terminato quel mattino il turno di guardia e fuori era ancora giorno, sebbene il cielo fosse scuro e minacciasse pioggia. Le onde s’infrangevano sui bordi dell’Ibisco, spruzzando dalle paratie come grandi cascate. Gli uomini scalpicciavano sul ponte e il nostromo gridava ordini dal cassero, poco sopra alla sua testa.
Blanca si volse: al timone c’erano due pirati, altri si affrettavano sulle scalette, mentre sotto di esse Jim Thompson il piccolo mozzo, nella sua livrea gallonata tanto simile a quella rubata a Salvador, batteva i denti dallo spavento. Scavalcando il cordame, Blanca gli si avvicinò: «Che succede?», gli chiese cercando appiglio sul bordo del barile.
«Abbiamo terzarolato fino ad ora, ma mastro Wilton dice che si scatenerà una tempesta… e io ho paura, signora.», fece per portarlo nella sua cabina ma lui non volle, scuotendo il capo con decisione.
Lei tornò sui propri passi e si trovò dinanzi Mathias Wilton, che usciva dal comando: «Tornatene in cabina, Bruja, non c’è bisogno di femmine, qui!», gridò facendole segno di rientrare.
Gli si aggrappò alla manica, alzando la voce: «Lo farò, ma dove sono Eve e Cate?», ma lui non le rispose, scrollandola dal braccio.
Margie Snow scese di corsa dalla scaletta e le due si squadrarono, poi la mulatta vestita da uomo bofonchiò: «Le vostre amiche sono al ponte inferiore!», quindi si allontanò a testa bassa.
Tanto valeva raggiungerle e togliersi dai piedi! L’impresa non era facile, l’acqua appesantiva il suo passo, il bordo della gonna era ormai inzuppato, scivolava e le mani bagnate avevano poca presa sul parapetto incerato. Nuovamente la nave beccheggiò e Blanca si aggrappò allo scalmotto che aveva raggiunto a fatica, appena in tempo per essere travolta dall’onda che le riempì bocca e narici di acqua salata. Sputando e tossendo portò indietro i capelli fradici, lo spiacevole senso di umido e il gelo la colsero di sorpresa, disgustandola. L’acqua le faceva bruciare gli occhi, sentiva in bocca il sapore salato del mare, lo stesso che le bruciava la gola. La lana dello scialle le solleticava le guance ed era ormai incollato al suo corpo e non riusciva a liberarsene, inoltre la gonna si era fatta pesante e le intralciava i movimenti. Lei però non poteva darsi per vinta, nemmeno se avesse cominciato a… Una raffica di pioggia alimentata dal vento, le sferzò il viso, costringendola a indietreggiare.
Qualcuno la trattenne, riportandola al riparo sotto il ponte del cassero, al punto di partenza: «Stai buona Gatta, che l’acqua non ti rende alcuna giustizia!», sghignazzò Raleigh nelle sue orecchie e lei si scostò infastidita.
«Uomini alle pompe!», il grido di Wilton sovrastò il mugghiare del mare e mentre gli uomini si precipitavano a eseguire l’ordine, Blanca intravide la Rossa. Faceva  capolino dal boccaporto, da quella distanza i suoi capelli erano scuri, e lei le fece segno, per sapere di Cate. Anche la Bionda uscì allo scoperto, nonostante la pioggia battente. Sollevata di saperle al sicuro, Blanca cercò di rimandarle indietro, ma le due donne si mossero attraversando il ponte, tenendosi per mano.
«Chiudete i quartieri di boccaporto!», gridava il quartiermastro.
«Ma guarda quelle sceme!», commentò il nostromo, che aveva trovato riparo accanto a Blanca.
Lei lo guardò con apprensione: «Riportale indietro!»
«Durante uno scarroccio?», le domandò racchiudendola fra le sue braccia mentre il vento impetuoso inclinava la nave.
Blanca strillò, Eve e Cate furono travolte dalla tempesta e per un attimo non le vide più, attraverso la cortina di acqua. Cercò di staccarsi dal barile inchiodato alla tolda contro la quale la teneva Bernard.
Lui la trattenne e dopo un istante, mastro Wilton comparve come una visione, con le ragazze al fianco, come un giovanotto a spasso di domenica. La sua espressione però non era per nulla serena.
Cate si affrettò a mettersi al riparo, mentre Eve si stringeva accanto a Blanca. Il quartiermastro si rivolse a lei, strattonandole la sottana inzuppata: «È colpa di queste gonne! Mai! Mai uscire allo scoperto durante la tempesta! Ma figurarsi se mi avreste dato retta!», gridò cercando di sovrastare il rumore impressionante del mare e del vento.
Felice per le sorti delle amiche, Blanca non reagì e guardò oltre le sue spalle. Fissò i ragazzi alle manovre che combattevano contro la pioggia e le onde altissime, e si rese conto del pericolo appena corso.
Il cielo era grigio, le onde sbattevano impetuose, sull’Ibisco d’Oro non c’era nulla di asciutto, l’acqua scorreva come un ruscello sopra la tolda, gocciolava dalle paratie, dalle vele sciolte impiombate e, stentava a crederci, qualcuno si era arrampicato sul sartiame!
Si volse verso la cabina di comando, cercando Jim che era solo un bambino, e poteva aver più paura di lei. Lo scorse che batteva i denti accanto alla scaletta, stringendosi nella giacca verde che, ora ne era quasi sicura, era appartenuta a Salvador. Povero piccolo, bisognava rassicurarlo, metterlo al sicuro!
Aggrappandosi alle spalle dei ragazzi assiepati, si mosse verso di lui e, quando un nuovo colpo di vento le fece mancare la presa, Blanca si aggrappò alla ringhiera, andando a sbattere contro il capitano Hudson, o meglio ai suoi stivali, poiché stava scendendo dal cassero.
Lui le afferrò il braccio: «Che ci fai fuori?», la rimproverò gridando.
Aveva i capelli attaccati alla testa, la barba gocciolante, i vestiti induriti dall’acqua, le labbra livide e l’espressione serissima. Era un sollievo vedere che stava bene, temeva che si trovasse a prua, che fosse là, travolto dalla pioggia e dal vento o, peggio ancora, che se ne stesse tranquillo e all’asciutto nella cabina di comando, come un codardo.
Prima che lei potesse rispondere, Jeremy sogghignò: «Cerchi qualsiasi pretesto per cascarmi ai piedi, eh?»
Arrossendo sebbene nessuno potesse sentirli, Blanca cercò di allontanarsi ma la veste fradicia la fece muovere in modo goffo e lui dovette comunque sostenerla, mentre rideva forte.
«Capitano!», gridò Jim in cerca di conforto.
Normalmente un mozzo non si rivolgeva a quel modo al suo capitano ma Jerry non era uomo da dar peso alle gerarchie. Sorrise al ragazzo e guardando il cielo lo rassicurò: «Passerà presto, Thompson.»
Ormai al sicuro, Blanca si strappò dal suo fianco, raggiungendo Cate. I minuti trascorsero velocemente, il gelo la avvolse ma ora non aveva più paura, poi, improvvisa com’era arrivata, la tempesta si allontanò. L’Ibisco d’Oro era ancora instabile, ma la pioggia diminuita, tanto che il cielo rischiarò e le nuvole si dissiparono. Era tutto finito!
Blanca fermò Jim, consolarlo era ancora sua intenzione, ma il ragazzino le rivolse uno sguardo radioso e ammirato: «Hudson non si abbatte mai! Lui ride sempre e vince anche la tempesta!», le disse gonfiandosi d’orgoglio.
Allibita da tanta venerazione, Blanca fissò Jeremy che si complimentava con i suoi sottoposti, promettendo loro una bella bevuta. Allora quel che si diceva era vero: quell’uomo era sfacciatamente fortunato e la Gatta non poteva catturarlo. Quelle dicerie si sbagliavano, perché lei aveva escogitato un piano infallibile per intascare la sua taglia, e l’avrebbe messo in atto durante la sosta a Mont Christo…


Ship on the Stormy Sea
by  Aivazovsky Ivan Konstantinovich

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One thought on “30 Antefatti – A bordo dell’Ibisco d’Oro 1679

  1. Veramente notevole descrizione della tempesta e pensieri di Blanca. Tutto quanto condito da un ritmo che conderisce alla narrazione uno stimolo a leggere con avidità i pensieri.

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