32 Antefatti- Mercenarie 1677

Villa Garth in Giamaica, ottobre 1677
Era già sera, dal salotto al pian terreno della villa, la signora Garth guardava Fort Charles tingersi dei meravigliosi colori del tramonto. Sospirando, Blanca si appoggiò allo schienale della poltrona di suo marito.
Come faceva lui un tempo, volse lo sguardo verso il ritratto raggiunto dagli ultimi raggi del sole. Il dipinto, offuscato d’oro, la ritraeva appena quattordicenne, al suo arrivo a Capo Tiburon. Il pittore era stato chiamato da Elizabetown, e Blanca ricordava le noiose sedute in giardino, irrigidita dalla posa innaturale e imbarazzata per i capelli sciolti. Pensare, che aveva portato le treccine fino a pochi giorni prima del matrimonio!
Le mancava Cecil, era morto così all’improvviso, lei credeva che una malattia durasse anni, non mesi, invece se n’era andato lasciandola ricchissima ma infinitamente sola. Aveva cercato la compagnia di sua sorella ma Anna si era innamorata di un ragazzo, si era fidanzata nonostante la giovanissima età e non intendeva lasciare gli zii O’Malley, con i quali era cresciuta.
Blanca non vedeva la sorellina dal funerale del padre, era stata una fortuna trovarsi a Puerto Plata quando Sean Mackenzie era stato ucciso, altrimenti lei avrebbe saputo molti mesi dopo che il papà era morto.
Dopo la funzione, Blanca era ripartita subito, sconvolta dagli sguardi cattivi di chi passava in rassegna i suoi abiti eleganti.
Di ritorno a Tiburon aveva giurato di non metter più piede a Tortuga e intendeva mantener fede alla promessa.
Ora che Cecil era morto, che la villa di Tiburon era chiusa, che Port Royal l’aveva accettata come signora perbene, il suo passato le sembrava estraneo. Se non fosse stato per sir Morgan, e la sua lingua biforcuta, Blanca si sarebbe adagiata nel lusso, lasciandosi morire di noia.
Preoccupata per ciò che si apprestava a dire, scacciò i ricordi e fece suonare il campanello.
Eve e Catherine, le ragazze che qualche mese prima lei aveva accolto in casa, si fecero subito avanti. Probabilmente attendevano nell’atrio. Evidentemente Salvador le aveva avvisate e questo infastidì Blanca, che non ebbe il tempo di trovare un contegno.
La Rossa la fissava con gli occhi accesi e smeraldini, il nasino impertinente coperto di lentiggini chiare, la carnagione lattea che suscitava invidia, la bocca morbida e ben disegnata atteggiata a un naturale broncio. Nell’abito castigato la sensualità del corpo rotondo non si celava del tutto, il busto era ben teso, il seno prorompeva di sotto le clavicole, i riccioli ramati sfuggivano alla crocchia, indomabili come lei era. Non poteva che vincere il confronto, fra tutte le ragazze del Sella di Seta. Era stata scelta per l’avvenenza ma Blanca non sapeva ancora se fidarsi di lei, a differenza della Bionda che aveva imparato in fretta la discrezione e l’obbedienza.
Mettendosi in piedi le affrontò: «Domattina verranno qua degli ufficiali dal forte. L’ammiraglio Edwards li ha messi a nostra disposizione.», gli occhi di Eve Richter saettarono, maliziosi, e Blanca distolse lo sguardo, infastidita.
Cate diede di gomito alla compagna: «Va bene signora.»
Questa era più mesta, bella anch’essa ma meno sicura della propria fisicità. La Bionda era simile a una porcellana, se non fosse nata nella povertà, avrebbe potuto contendere il titolo di eleganza con qualsiasi signorina di buona società. Le ciglia appena più scure del biondo miele dei capelli lisci, ombreggiavano le iridi limpide e gli occhi rotondi, la bocca larga era ben fatta, forse un po’ severa, ma la dolcezza vinceva in quel viso minuto e bello. Aveva un’aria innocente, quell’espressione che faceva impazzire gli uomini, e che le sarebbe servita sempre e, cosa ancor più pericolosa, ne era inconsapevole.
Blanca scosse il capo, tormentata: «Domattina comincerete a maneggiare le armi. Dovrete diventare abilissime con spade, pugnali, moschetti e pistole. Immagino che sappiate già difendervi con unghie e denti, considerati i vostri trascorsi.», considerò in fretta.
Le due si guardarono, allibite: «A cosa ci serve saper sparare?»
Blanca soppesò il fermacarte d’argento, cercando le parole: «Non penserete che vi abbia riscattato dal Sella di Seta per farmi da cameriere personali. Port Royal è piena di ragazze indigenti che potrebbero servimi meglio. Io ho scelto voi per la vostra bellezza, perché siete abituate a trattare con gli uomini, perché siete così diverse da soddisfare i gusti di ognuno.»
Eve sogghignò, appoggiando le mani sui fianchi: «Te l’avevo detto, Cate, che la signora non me la raccontava giusta! Non è diversa M.me Marguerite, le servono belle ragazze per i suoi loschi affari.»
Non certo disposta ad essere paragonata alla tenutaria di un postribolo, Blanca fissò la donna con disprezzo: «Sei libera di tornartene da dove sei venuta!», senza intimidirsi, la Rossa abbassò la testa, mimando una riverenza poco convincente.
Catherine Sinclair si fece avanti: «Signora, dateci una spiegazione…»
Blanca sospirò, sfregandosi la fronte: «Siete state assoldate per seguirmi, proteggermi se è il caso, ma soprattutto aiutarmi nella mia impresa. Dovrete combattere, se necessario. Dovrete imparare a nuotare, ad arrampicarvi sul sartiame, a governare un’imbarcazione. Dovrete saper stare al vostro posto, perché presto partiremo, noi tre. Sarete ben ricompensate, naturalmente.», precisò senza far tremare la voce, anche se dentro di sé fremeva.
«Non mi sono mai allontanata da Port Royal, dove andremo? Che cosa faremo?», chiese Eve squadrandola senza alcun rispetto.
Cate la guardava con occhi fiduciosi e Blanca attese un attimo, prima di rispondere: «Le avventuriere, le mercenarie a caccia di pirati.».

07 febbraio 2011


Lady Hamilton di George Lomney

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