33 Antefatti – Proposte 1665

Manteca Bay, Isla Giamaica, febbraio 1665
Da qualche tempo il giovane marinaio Jerry Hudson si trovava sul brigantino Fortune. Si trattava di un trealberi maltenuto che trasportava carichi di ferramenta, vetro e altro materiale edile ed era di proprietà di un signore massiccio e taciturno.
Quest’uomo, Joel Graham, doveva essere scozzese d’origine e aveva l’aria del peccatore pentito, si aggirava sulla tolda indossando un mantello nero alla foggia dei puritani e stringeva a sé un libricino, probabilmente un breviario, e non rivolgeva parola quasi con nessuno.
Il capitano era un uomo privo di nerbo, che passava metà del suo tempo in cambusa e, in effetti, la pancia prominente tradiva la sua predilezione per arrosti ben conditi, e la ciurma perlopiù bighellonava, lavorando il necessario per compiere la traversata.
Jerry aveva trovato ingaggio a Scarborough nella Massachusetts Bay, e quando aveva saputo che il Fortune avrebbe raggiunto i Caraibi, era stato ben felice di salirvi a bordo. Erano quattro mesi che si trovava al nord ma non aveva avuto fortuna. Aveva chiesto del padre in ogni porto che aveva visitato, ma nessuno lo conosceva, nessuno ne aveva mai sentito parlare. Stufo della terraferma e del gelo, aveva deciso di imbarcarsi nuovamente verso casa.
Jeremy, che aveva compiuto già quindici anni, era cambiato tantissimo dal ragazzino che era scappato da casa: il lavoro duro, le frustate e le intemperie avevano forgiato il suo corpo adolescenziale e la considerevole altezza lo faceva sembrare più grande della sua età, anche se il suo unico cruccio era il suo viso liscio che gli aveva spesso procurato dei guai. Le sue guance erano le stesse di due anni prima, gli zigomi se n’erano rimasti al loro posto, appena accennati, e non un solo pelo di barba si azzardava a crescere sulla sua pelle cotta dal sole. Attendeva con ansia il tempo di radersi e intanto benediceva ogni giorno la sua buona stella perché, dopo l’assalto brutale a Bristol, pochi uomini si erano azzardati a saltargli addosso.
Quell’unica volta i tre tizi gli avevano fatto credere di conoscere suo padre, l’avevano ubriacato di vino e di parole, convincendolo a seguirli. Che idiota era stato, ma per fortuna, quelli che avevano attentato al suo culo erano stati dispersi dall’arrivo delle guardie, piombate nel fienile dove l’avevano condotto. Non lo avevano violentato ma c’era bastato davvero poco, e quel poco che avevano osato su di lui non era stato piacevole, e Jerry soprattutto ricordava con disgusto quel Dumpel, che continuava a elogiare la sua pelle liscia. Da allora, dopo essere scappato con le brache in mano e la camicia attorno al collo, Jerry aveva fatto di tutto per apparire meno affabile: il suo sorriso si era spento e il suo buonumore si era sporcato; e si era impegnato ancor di più nella ricerca del padre.
Una volta trovato Richard Hudson tutto si sarebbe risolto, non avrebbe avuto più alcun bisogno di imbarcarsi e subire angherie e ubbidire agli ordini. Per questo motivo, si era fatto tatuare la data di quello scempio. La portava marchiata sul fianco come se fosse stato un vitello, a ricordare a se stesso l’umiliazione e il dolore provati quella volta, quando si era fidato troppo delle chiacchiere degli altri. Si sarebbe ammazzato piuttosto che subire nuovamente un tale affronto, anche se per fortuna si era salvato in tempo.
Quando gli chiedevano di partecipare a quel tipo di sollazzi, pratica normale durante le lunghe traversate, Jerry si rifiutava, preferendo i sicuri metodi manuali, per soddisfare le voglie impellenti che lo facevano svegliare febbricitante. Ce n’erano state di donne su cui fantasticare: non avrebbe mai considerato il deretano di un amico o di un compagno di lavoro!
I marinai della Fortune erano delle bestie ma Jerry sapeva tenerli a bada, aveva scoperto di avere molto ascendente su di loro, che era facile comandarli e farsi ubbidire. Persino Phillips, il quartiermastro, se n’era accorto e usava Jerry per convincere gli uomini a qualche lavoro ingrato, con la conseguenza che Hudson era costretto ai compiti più pesanti. Il suo corpo cresceva, i suoi muscoli prendevano forma, le sue spalle si allargavano e la fame non lo abbandonava mai.
Un pomeriggio, durante un turno di guardia, il proprietario della Fortune si appoggiò all’impavesata vicino a lui. Jerry si raddrizzò d’istinto, com’era d’obbligo su alcuni brigantini, ma il signor Graham gli disse di star comodo, chiedendogli che intenzioni avesse, una volta giunto in Giamaica.
Solitamente gli ufficiali parlavano così quando intendevano prolungare l’ingaggio e Jerry si sentì orgoglioso di sé: «Non ho progetti, signore.»
«Che ne diresti, di proseguire con noi verso Isla de Piños e recuperare una ciurma come si deve?»
Il ragazzo deglutì, osservando le onde appena mosse: Isla de Piños non era un porto commerciale, era un covo di briganti e predoni, nessun gentiluomo si sarebbe avventurato da quelle parti! Lui era in mare per trovare suo padre, che era un mercante di onesta fama.
Avrebbe voluto chiedere a Joel Graham se lo conoscesse, ma all’improvviso i lineamenti dell’uomo parevano diversi da quelli di un puritano, la sua barba ispida non sembrava nemmeno ben curata, da vicino, e l’intensità del suo sguardo metteva i brividi.
«Allora ragazzo? Ho visto che ascolti gli ordini e che sei ben temprato, come puoi pensare di continuare a sgobbare con un salario da fame? Scommetto che, uno come te, sarebbe conteso tra molti. Accumuleresti ricchezze, diventando bucaniere.»
Jerry trasalì, guardando l’uomo con aria offesa e infinitamente delusa: «Pirata? Mi spiace signore, ma non ho intenzione di diventare un debosciato fuorilegge.», e abbassò la testa, come per scusarsi, mentre le dita arpionavano il parapetto e il petto gli si allargava per lo sdegno.
Joel Graham gli diede una pacca sulla spalla: «Mi dispiace, ragazzo. È un peccato davvero.», e senza aggiungere altro che una risata catarrosa, si allontanò da lui.

foto dal web
(Travis Fimmel)

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