39 Antefatti – 15 ottobre 1678


Mar dei Caraibi, ottobre 1678

La dormeuse schermata dalla tenda di mussolina era un ottimo posto per sonnecchiare nel pomeriggio, non che si trovasse lì per quello, ma Jerry l’aveva fatta inchiodare nel comando perché gli ricordava casa.
Ce n’era una simile a Greenville, in veranda, dove il nonno Jeremy si stendeva dopo colazione. Jerry e Joshua, il suo migliore amico, si nascondevano ad ascoltare il nonno russare e parlare nel sonno… facevano smorfie e ridevano a crepapelle, cercando di non destarlo. Spesso il nonno si svegliava e si metteva a gridare, agitando il bastone da passeggio, e loro scappavano verso il fienile, spaventando le galline, e poi via per i campi, a giocare agli indiani, tra il profumo dell’erba e la frescura del fiume James. Quanti anni erano passati?
 Da troppo tempo non tornava in Virginia, la mamma non sapeva nulla di lui, avrebbe dovuto organizzare un viaggio di ritorno, giusto per rassicurarla.
Adesso aveva tra le mani quella vedova spagnola, ma non appena si fosse liberato di lei riscuotendo il riscatto, forse avrebbe fatto un salto a casa… forse… e chiuse le palpebre, abbandonandosi al sonno.
 Improvvisamente, una sguaiata risata femminile lo svegliò, poi riconobbe la voce di John Raleigh, il carpentiere, che intimava alla donna di stare zitta.
Qualcuno si avventò sulla sua porta, il legno quasi cedette e nuovamente si udì una risatina, sommessa e maliziosa, mentre il Segaossa sussurrava: -Ferma Rossa, o svegli il capitano!- 
Jerry sogghignò: quella serva conturbante non si faceva nessuno scrupolo, a sedurre i marinai. Sperando che trovassero un modo meno rumoroso per divertirsi, Jerry richiuse gli occhi, mettendo le braccia conserte.
-Beh, John, se il capitano desidera unirsi a noi, non ha che da chiedere!- disse quell’impertinente a voce alta.
Sorridendo, Jerry alzò un sopracciglio, quella donna era una continua tentazione, in effetti.
Raleigh però non sembrava d’accordo: -Allora sarei un ripiego? Ti assicuro che Hudson non ha gusti tanto raffinati, gli piacciono le bruttine, e tu sei troppo bella per… -, poi le voci si spensero, allontanandosi.
Forse ora poteva riposare.
Lasciandosi cullare dalle onde, ascoltando i famigliari cigolii del legno, Jeremy Hudson si appisolò con un sorriso di scherno dipinto in volto. Prima o poi, Eve Richter avrebbe conosciuto i suoi gusti e allora…. Un grido riecheggiò dalla coffa: -Terraaaa!-, dovevano essere a largo di Capo Tiburon, ormai.
Il capitano si alzò, ascoltando i passi concitati sul ponte, e afferrata la giacca, salì sul cassero, dove Mathias gli porse il cannocchiale, confermandogli la rotta.
Scrutò l’ombra scura all’orizzonte: il viaggio era concluso, sarebbero scesi da Margie Snow con gli ostaggi, ma soltanto quando si fosse fatta notte. Era stato avventato con la faccenda del rapimento, sentiva che avrebbe dovuto scusarsi con la signora Valencia, per il disturbo che le aveva arrecato. Dopotutto la vedova viaggiava verso la Nuova Spagna, solo dieci giorni prima, e non si aspettava certo di venir presa in ostaggio, vittima dei pirati. Non gli importava più del riscatto, quelle donne erano zavorra e c’era un bottino da piazzare, Jeremy intendeva farsi perdonare dalla signora con una cena nella cabina di comando, prima di portarla a terra con le sue ancelle e restituirle la libertà.
Hudson ripose lo strumento ottico volgendo lo sguardo sul ponte di coperta: presso l’albero di maestra stava proprio la vedova, ora al centro dei suoi pensieri.
Appoggiata a un barile con la noncuranza di un ubriaco al banco, un dito alla tempia a sorreggerle la testa, chissà da quanto la donna lo fissava, con quell’espressione indecifrabile e seria, come se lo giudicasse, come se gli leggesse nella mente!
Jeremy si sentì scoperto e, chiamando il mozzo con una scusa, distolse lo sguardo.

Gatta
       foto copyright di Sean Mackenzie

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