53 Antefatti – Ingaggio col capitano Rowley 1669

Isla Tortuga, Locanda dell’Aquila Nera, luglio 1669
Se avesse immaginato l’ambiente ostile che lo avrebbe accolto, Jeremy non si sarebbe presentato all’ingaggio.
In compagnia di Conrad, aveva raggiunto la ciurma dell’Ibisco d’Oro alla locanda dell’Aquila Nera, dove Mathias li aveva preceduti. Avevano cercato il capitano Rowley alla Casa del Cacao, ma la signora Porter, che gestiva il bordello, li aveva indirizzati alla locanda.
Mathias aveva preferito incontrare da solo il capitano, perché a quanto pareva, era un uomo pericoloso, uno dei peggiori bucanieri, che solo per fortuna non si trovava a bordo della Oxford, la nave di Morgan saltata in aria sette mesi prima, durante il banchetto allestito dal feroce pirata.
Jerry aveva ascoltato le chiacchiere dei marinai, e ancora non era convinto, di voler partecipare a quest’avventura incerta…
Varcando la soglia del lurido locale, Jeremy e Conrad si strinsero nelle spalle: il puzzo di rancido, di sudore e carne alla brace li investì, così come il frastuono degli uomini alticci che intonavano una ballata battendo i piedi sul tavolato che fungeva da pavimento. Una donna corpulenta versava vino e gli uomini non lesinavano palpate e battute oscene. Lei rideva, mostrando i seni, mentre il marito magro e sparuto si occupava dello spiedo, mentre presso l’entrata, la ragazza che mesceva la birra era presa di mira dai pirati ubriachi. Se la taverna di Mackenzie era d’infimo ordine, questa era l’anticamera dell’inferno!
La stanza puzzolente e calda metteva voglia di scappare, ma ormai erano all’interno, così i due amici si scambiarono un’occhiata, prima di muoversi verso il tavolo d’angolo, dove il Tagliagole sedeva, in compagnia di un vecchio e un tizio con una barba folta.
Al loro passaggio, decine di occhi li squadrarono e, sebbene a Isla Hispaniola fossero rispettati e temuti, all’isola di Tortuga nessuno li aveva mai visti. Sembravano dei terraioli con quelle facce pulite e i vestiti poco appariscenti e, per quanto grandi e grossi, Jerry e Conrad si strinsero nelle spalle.
Quando erano scesi al molo, qualche ora prima, erano stati accolti alla taverna del Grillo Alegre, dove avevano bevuto assieme a gente affabile e cordiale, ma in quella locanda infima e fumosa, nessuno sembrava bendisposto verso gli ultimi arrivati. Quel posto metteva i brividi.
-Sono loro.-, disse Mathias senza voltarsi. Come aveva fatto a capirlo? Forse era stato lo sguardo dell’energumeno barbuto, ad avvertire Wilton della loro presenza.
L’uomo con i baffi doveva essere Rowley. Aveva una corporatura robusta ma non grassa, indossava una veste di broccato dorato, la camicia era ornata da pizzi spagnoli che avrebbero fatto invidia a una donna, e parecchi gioielli brillavano fra i riccioli della parrucca corvina, a onore del vero un po’ spelacchiata. I baffi fulvi coprivano la bocca, ma non tanto da celare il labbro da lepre che metteva in mostra gli incisivi divisi.
Sentendosi osservato, Rowley fece un ghigno, mostrando l’interno spaventoso della cavità oscena e Jerry non trattenne il disgusto: qualcuno aveva tentato di mozzargli la lingua, che ora era divisa, come quella di una serpe!
Anche il vecchio pirata passò in rassegna i nuovi venuti, mentre nella stanza calava il silenzio, improvviso e grave.
Ora si udivano il crepitare del fuoco e il lento sfregare delle lame, che il barbuto seduto al tavolo, stava affilando, fissandoli con gli sporchi occhi chiari.
Conrad e Jerry strinsero i pugni, nel caso ci fosse bisogno di difendersi, anche se Mathias pareva rilassato e impassibile.
Inaspettatamente, alzandosi, il capitano Rowley sentenziò: -Il mulatto è ingaggiato, ma il ragazzo bianco no. Ha la faccia troppo onesta, si vede tutto ciò che pensa, la ciurma lo farà a pezzi, se lo accetto a bordo.-, e Hudson scoprì che Rowley parlava in modo comprensibile,  appena un po’ biascicato, com’era prevedibile, a causa della lingua mutilata. Pareva che tenesse in bocca qualcosa, ma a Jerry non faceva assolutamente venir voglia di ridere, soprattutto perché in quel momento lo stava tagliando fuori dall’affare e dall’ingaggio.
Il ragazzo impallidì, mentre Conrad interveniva: -Garantisco per lui, signore.-
Il frustino si abbatté sulla guancia del giovane Snow, Daniel Rowley era stato fulmineo e spietato: -Zitto!-, intimò con livore.
Istintivamente Jeremy si mosse per soccorrere Conrad, ma l’amico fraterno lo fermò, abbassando il capo in segno di ubbidienza.
Wilton si protese in avanti, invitando il vecchio a risedersi: – Non passare alle conclusioni, Daniel, il ragazzo ha una fortuna sfacciata, non fidarti delle apparenze. Inoltre sa leggere e scrivere perfettamente.-
Rowley si riaccomodò, ironizzando: -Che me ne faccio di uno scribacchino? –
Fra le risate dei presenti e l’occhiata assassina del macellaio che affilava i coltelli, Jeremy Hudson si sentì imperlare la fronte di sudore. Se non si cavava dall’impiccio, sarebbe morto. Infine, certo come sempre di cavarsela, sfoderò uno dei suoi irresistibili sorrisi.
Il silenzio ricadde nuovamente, Conrad lo fissò come se fosse pazzo, ma stoicamente Jerry continuò a mostrare i denti, facendo brillare l’incisivo d’oro alla luce delle candele. Era meglio passar da idiota che sfidarli. Era meglio mostrare i denti, che Rowley sapesse che lo comprendeva in pieno, per quel sorriso rovinato.
Infatti, il capitano dell’Ibisco cambiò tono: -Che ti è successo alla bocca?-
Jerry pensò di calcare la mano e render più terribile la verità: -E’ stato Padron Richard, per punizione. Mi ha spaccato i denti con il pomolo del suo bastone da passeggio. Mentre ero legato. A terra. Ferito quasi a morte.-
Daniel Rowley si passò la mano sulla bocca martoriata, riflettendo fra sé, studiandolo con gli occhi nocciola dalla sclera giallastra. A un secondo sguardo, pareva un uomo malato.
-Hai buone spalle e sai ubbidire! –, convenne Rowley e Mathias si chinò a sussurrargli qualcosa all’orecchio.
Daniel Rowley dapprima sbiancò, sotto l’abbronzatura, poi fissò il ragazzo bianco con rispetto e interesse. Jerry sapeva ciò che il Tagliagole gli stava confidando, ma per confondere gli animi cercò di assumere la sua espressione da ebete, la stessa che lo aveva salvato innumerevoli volte.
Alla fine, il capitano della nave pirata si rivolse al tipaccio accanto a lui: -Segaossa, potete sistemare a bordo questi bellimbusti? Wilton? Se ciò che dici non è vero, io ti ammazzo.-
Mathias sogghignò: -Se ho ragione, voglio un terzo del ricavato.-
-Certo. Il carpentiere, John Raleigh, vi accompagnerà a bordo.-, disse il capitano Rowley congedandoli.
Seguendo il Segaossa sull’Ibisco d’Oro, Snow e Hudson scambiarono un’occhiata cauta ma solidale, e senza altro pensiero, cominciarono la loro carriera da pirati.

Tavern Scene – 1664
dipinto di Cornelis Bega

https://i0.wp.com/www.artcyclopedia.org/art/cornelis-bega-tavern.jpg

 

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