57 Antefatti – Chi sei, tu? 1669

Mar dei Sargassi, Isla Antigua, luglio 1669

Da quando il capitano Rowley li aveva accettati a bordo, la vita per Conrad e Jeremy era totalmente cambiata. Considerando la sua stazza e la forza fisica, nessun pirata si era azzardato a tirare a Conrad Snow brutti scherzi, il giovane in breve tempo era diventato gabbiere.
Allo stesso modo, Mathias Wilton aveva l’immunità per via della fama di tagliagole e perché, sebbene avesse lavorato come braccio destro di Padron Richard, aveva avuto il fegato di uscire da quel giro maledetto, rifugiandosi a Tortuga, anche se ciò gli era costato una gamba massacrata, che ora lo costringeva ad arrancare anche quando il mare era liscio come l’olio.
Quella prima traversata sull’Ibisco d’Oro, non si stava rivelando piacevole per Jerry. Il ragazzo si era scontrato con alcuni pirati, ma essendo proibite le risse a bordo, aveva ricacciato in gola tutti i bocconi amari. Jeremy Hudson non era nessuno e non potendolo trattare da mozzo perché da sette anni solcava il mare sui mercantili e sui vascelli, lo sfottevano per i suoi modi troppo gioviali e facevano di tutto per umiliarlo.
Lui era costretto al silenzio da Mathias Wilton, che desiderava stupire tutti, una volta raggiunto il porto a Mont Christo. Stringendo i denti lavorava come un mulo, sopportando castighi e le colpe degli altri, rimuginando sul giorno in cui si sarebbe vendicato, fruttando al capitano più oro di una buona puttana…
Mathias aveva in serbo una grandiosa scoperta, per tutto l’equipaggio, ma aveva in testa di svelare i suoi piani solamente una volta giunti a destinazione, su Isla Hispaniola. Allora il giovane marinaio sarebbe diventato Hudson, l’uomo cui avrebbero baciato i piedi, quei porci dannati! Si trattava solamente di poche giornate, ancora…
Armato di vanga, Jeremy stava sistemando la zavorra nella sentina maleodorante, solo un lume appeso al soffitto rischiarava l’ambiente, tra l’andirivieni di topi e il brulicare d’insetti grossi come pollici, nascosti nel  luridume.
Senza camicia e con un fazzoletto a coprirsi naso e bocca, impiastricciato di sudore e sporco, Jerry lavorava da giorni spostando pietrisco, in punizione per aver guardato  male Russell, che aveva calpestato la resina appena stesa sull’impiantito.
Si fermò per bere dell’acqua e si mise a spostare a mano le pietre più grosse, la schiena e le spalle doloranti per la posizione china cui era costretto.
Macinando imprecazioni, non si accorse della presenza alle sue spalle, che gli calò un piede calzato dagli stivali proprio sulle reni, mettendolo in ginocchio, sorprendendolo con un dolore lancinante. Il grido strozzato formò un groppo doloroso, e una mano gli piombò sulla nuca, schiacciandogli la guancia sui sassi taglienti che componevano la zavorra.
Con la coda dell’occhio, Jerry riconobbe John Raleigh, il carpentiere, detto bonariamente Segaossa.
-Non sei il galoppino di Barrancas, tu?-, gli domandò a bruciapelo il pirata su di lui.
Hudson raggelò: ammetterlo gli avrebbe causato la morte e negarlo sarebbe stato stupido, perché per due anni aveva riscosso debiti per conto del señor Felipe assieme a Wilton.
Al suo silenzio, l’altro rispose con un’oscenità diretta a sua madre e Jerry decise che era tempo di finirla con tutte quelle umiliazioni. Senza considerare la mole di John Raleigh, ormai furioso Jerry si alzò all’improvviso, facendo leva sulle braccia, sbilanciando l’avversario che indietreggiò, sfiorando con le spalle il lume.
La luce non si spense ma prese a danzare lanciando luci che ubriacavano, e il viso del Segaossa, che sembrava mosso dalle onde, sogghignava come se non aspettasse che quel gesto di rabbia. Hudson fece scattare il pugno che colpì John al ventre e quello incassò, caricandolo a testa bassa.
Il soffitto basso li costringeva a posizioni innaturali e Jerry non evitò lo scontro, picchiando la schiena contro la paratia e afferrando Raleigh per il collo, riuscì ad affondargli il ginocchio nello stomaco.
John sputò fuori l’aria e lui ne approfittò per nascondersi nel cono d’ombra dietro le casse.
-Farai la fine del topo, Hudson!-, disse quello, senza sapere che lì era appoggiato un badile, arnese con il quale Jerry gli colpì il fianco, facendolo rovinare sul cumulo di pietrisco che era stato costretto ad ammonticchiare durante la giornata.
Jeremy tornò in luce, prendendo a bastonate il carpentiere, e non si sarebbe fermato, pur sapendo ciò che rischiava per il pestaggio, intendeva metterlo a tacere per sempre.
L’altro riuscì ad afferrare il manico del badile, gridando: –Basta!-, e Jerry si fermò, ansante.
Raleigh si mise in piedi, bestemmiando: -La finiremo a terra, ragazzo!-, e quella accondiscendenza fece imbestialire Jeremy, che sferrò un pugno sul grugno del pirata, colpendogli la mascella squadrata e cozzando con le nocche sulle ossa dure del viso.
Udì lo sbattere dei denti e poi più nulla, perché il pugno del gigante gli annebbiò la vista.
Qualcuno intervenne e li divise.
Hudson, troppo stordito per capire, non vide chi gli tolse Raleigh da dosso, ma alla fine il capitano Rowley li frustò entrambi, destinandoli a lavorare insieme.
Il vero castigo fu costringerli in piedi sotto il sole a picco, legati l’uno all’altro senza alcun appoggio, danzando come una coppia di amanti ubriachi, finché non sarebbero cascati a terra. Raleigh con la mascella viola e Hudson con l’occhio pesto e il viso graffiato, resistettero fino a sera, guardandosi in cagnesco e ingiuriandosi sottovoce, alla fine rotolarono sul ponte come barili, proprio mentre la vedetta avvistava terra. Che idioti, a massacrarsi a quel modo, eppure quella punizione fu l’inizio della loro lunga e leale amicizia.
11 maggio 2011

foto dal web

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