62 Antefatti – La bellezza è tutto. 1672

Port Royal, Isla Giamaica 1672

A Cate Sinclair bruciavano gli occhi per il lavoro di ricamo, la sarta per cui lavorava le aveva commissionato una camicia per la prima notte di nozze di Catherine, la figlia del padrone dell’emporio Smith. Cate ci teneva affinché la ragazza, che portava il suo stesso nome, possedesse un capo prezioso, perciò lavorava alacremente, stando attenta a non bucarsi le dita e a non macchiare la stoffa pregiata.
Erano trascorse due settimane da quando aveva incrociato quegli ambulanti, al porto. Si trattava di una compagnia di giocolieri e saltimbanchi, e la donna che leggeva il futuro, era la nonna del ragazzo bruno che l’aveva tanto colpita. Come sempre, pensando a lui Cate arrossiva, ma non aveva più avuto modo di parlargli, sebbene lo incrociasse ogni giorno. Quegli occhi scuri la passavano in rassegna e lei sapeva che il ragazzo, Larry Stutley si chiamava, la seguiva sempre a poca distanza. Udiva il suo passo leggero sull’acciottolato, e pur di dare a Larry una possibilità, la ragazzina usciva presto da casa e poi perdeva tempo, rallentando la camminata, voltando nelle vie più solitarie, attendendo che lui si facesse avanti. Non faceva altro che immaginare il bacio tanto agognato…
I giorni trascorrevano, uno in fila all’altro come perline, e Cate temeva il momento in cui la compagnia di artisti fosse ripartita. Sarebbe morta di dolore, se il bel Larry non l’avesse avvicinata!
Con il cuore in tumulto, Cate aveva abbandonato il lavoro, si era sciacquata gli occhi brucianti ed era uscita di casa.
I soliti amici bighellonavano nella via, ma lei si arrampicò sulla catasta della legna, chiamando la sua cara amica. Eve Richter si alzò dal pagliericcio, dove oziava: -Bella Cate, ti aspettavo. Vuoi venire con me?-
-Dove mi porti?-, chiese Catherine legando indietro i lunghi capelli.
-Devo dare un pacchetto alla mamma… Accompagnami al Sella di Seta e ti farò assistere a uno spettacolo davvero divertente!-
Incuriosita e stuzzicata dalle risatine dell’amica, Cate accettò con entusiasmo, e tenendosi per mano, corsero fino al postribolo. A quell’ora già cominciava a farsi la fila, di lì a poco il Sella avrebbe aperto i battenti ma, ignare degli sguardi smarriti di marinai e uomini di campagna, Eve e Cate entrarono dalla porta del retro. La Rossa diede alla madre il pacchetto che teneva stretto sotto il braccio e poi, invece di tornare in strada, spinse la piccola Cate nel sottoscala e da lì nella stanzetta della sguattera Julie.
La cameretta si apriva direttamente nella stanza da letto della tenutaria del bordello, Madame Marguerite, una donna di origine incerta che la madre aveva iniziato alla carriera ancora bambina, quando il postribolo era solo la stalla di casa.
Si udivano parole sommesse e, scostando appena la porta, le due ragazzine sbirciarono all’interno della camera: Julie stava spostando il catino e la sua segaligna padrona era in piedi presso lo specchio, e indossava quelle famose brachesse di cui Eve e Cate avevano disquisito a lungo. Cate era impressionata di vedere quel sedere ossuto sporgere appena da quell’oscenità di mussolina, era uno spettacolo indecente, appena paragonabile all’orrore dei seni infantili che la donna raccoglieva fra le mani, mentre Julie le stringeva al massimo i lacci color di pesca del busto.
Madame Marguerite aveva la pelle rugosa e secca come quella di una vecchina, eppure quando si aggirava per il porto, non aveva assolutamente quell’aspetto pietoso!
China in terra, per permettere a Cate di sporgersi dallo spiraglio, Eve tratteneva a stento le risate e il cuore della bionda batteva di orrore e  vergogna. Al tempo stesso era incapace di staccare gli occhi da quella scena orripilante.
Julie fece indossare alla tenutaria una candida camiciola vaporosa e, sopra di questa, l’abito verde cangiante, ma prima di stringere i legacci, si premurò di infilare sapientemente cuscinetti di stoffa all’interno della scollatura, alzando al massimo la pelle del petto della signora, tentando di creare l’illusione di ciò che non c’era.
La tenutaria grugniva soddisfatta, mentre lisciava i lati dell’abito e si sedeva al tavolino colmo di boccette e vasetti.
Subito Julie le spalmò sul viso, petto e braccia un unguento profumatissimo, quindi prese il belletto da una scatolina d’oro e prese a passare e ripassare la pelle della padrona, fino a riempirne ogni piccola ruga, dandole finalmente quella levigatezza cui tutti erano abituati a vederle.
Dopo, con sapienti pennellate di rossetto, la cameriera ricostruì ombre e luce su quel volto spettrale, e ridisegnò le labbra a dire il vero piene, in discordanza con tutto il resto, e infine pitturò gli occhi con pigmenti scuri come l’inchiostro.
La trasformazione fu davvero impressionante e quando Madame Marguerite alzò le palpebre, il verde marino dei suoi occhi la fece apparire finalmente viva. Cate si sentì come rassicurata e sospirò piano.
Quando Julie prese la parrucca corvina con cui Madame si presentava in pubblico, l’attenzione delle due monelle era quasi scemata.
Catherine Sinclair si fece indietro, ma Eve l’agguantò per la gonna: -Guarda!-, articolò senza voce.
Cate tornò in osservazione e, quando la cameriera sciolse il turbante di seta che cingeva la testa della signora, la Bionda non poté trattenere l’orrore: Madame Marguerite aveva pochi e ondulati capelli grigi, che le partivano da metà testa e scendevano in misere volute sulle spalle!
La visione di quella fronte bombata e lucida fece davvero spaventare la ragazzina, che indietreggiò in fretta, mentre Eve soffocava le risate mordendosi il braccio.
Cate era intimamente infastidita da quello che avevano appena fatto: violare l’intimità di quella vecchia era un gesto meschino, era stata Eve a indurla a sbirciare, e la curiosità, vizio che il prete condannava, le aveva restituito quella visione mostruosa che mai più avrebbe dimenticato!
Sentendo pesare il senso di colpa, la ragazzina uscì, sconvolta. Nello stesso istante, Madame Marguerite comparve in corridoio: -Chi sei?- le chiese.
Tremando, Catherine non parlò, abbassando vergognosamente la testa e fu Eve a rispondere per lei.
Madame Marguerite le alzò il mento, le sue mani profumavano di gelsomino, e la scrutò a lungo: -Sei davvero graziosa. La bellezza è tutto, ragazza mia, tieni  da conto il tuo visetto, e ricordati di non legare strettamente quei capelli!-, poi si allontanò, algida ed elegante come sempre.

foto dal web

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