63 Antefatti – Riflessioni di un uomo solo, 1671

Isla Tortuga, nord Hispaniola, 1671

Cecil Garth aveva un’età del tutto rispettabile per fare ciò che voleva. Non che avesse mai chiesto il permesso a nessuno, ma non sarebbe diventato ricco, ascoltando i sermoni di Edwards e i dubbi di Brown. Erano giunti insieme nel Nuovo Mondo, da anni si frequentavano, e nessuno era più diverso di loro tre. Il dottor Brown insegnava a Cambridge, mentre l’ammiraglio Edwards aveva seguito la carriera in Marina. Le loro ricchezze però non avevano il sapore trionfale di ciò che aveva guadagnato lui, vivendo la vita nei territori indiani, presso le colonie più isolate, negoziando con persone di tutte le risme, giocandosi la vita a ogni angolo.
Cecil Garth era un commerciante, ma dirlo era riduttivo, perché sapeva di aver vissuto appieno ogni istante e ora… ora intendeva fermarsi. Non che volesse abbandonare gli affari, ma intendeva commerciare con gli iberici di Isla Hispaniola e per fare questo aveva bisogno di conoscere la zona, i personaggi più influenti, gli idiomi, le abitudini…
Era stato per scherzo che aveva detto a Benjamin Edwards, di stanza a Port Royal, che intendeva prender moglie. Sapeva benissimo che l’ammiraglio si sarebbe subito messo in contatto con il dottor Brown e la novità avrebbe dato nuova linfa alla loro fitta corrispondenza.
Cecil non era assiduo, scriveva l’indispensabile, era molto più bravo a far di conto e non gli interessavano i pettegolezzi borghesi. Nato da una famiglia di notai, Cecil aveva inventato il suo mondo nelle Americhe, aveva fatto la prima traversata per accompagnare il socio di suo padre, osservando le città in costruzione, aveva annotato ciò che gli avrebbe fruttato guadagno, quindi era tornato a Londra.
Aveva comprato suppellettili di peltro e tende da campo, quindi era ripartito verso le colonie a sud, dove tutto era ancora in costruzione: Jamestown era un porcile, ma i coloni sapevano che, seguendo il fiume fino a Fort Charles, avrebbero potuto coltivare terre fertili ed estese. Cecil era stato fortunato, aveva venduto in fretta il materiale ed era tornato in Inghilterra con oro per sposare la fidanzata, Gwendolyn, che Dio l’avesse in gloria: una donna tanto accondiscendente per seguirlo ovunque, abbastanza pia da non tradirlo, mediamente frigida e fortunatamente sterile. Era impossibile creare un impero con marmocchi e una donna sempre gravida al seguito.
Non che Cecil non l’avesse amata, era proprio per ottenere il meglio che l’aveva costretta a seguirlo nell’interno, ai confini a nord, dove intendeva cominciare un’attività con il legname. Aveva acquistato ettari di foresta e fatto costruire una casa in pietra nel piccolo borgo preesistente. Avrebbe sorvegliato da solo i suoi confini durante la stagione fredda e, una volta giunta la primavera, avrebbe ingaggiato tagliatori. Avrebbe venduto i fusti degli alti palissandri, avrebbe aperto segherie, mobilifici e fondato una città. Era tutto perfetto!
Purtroppo, la morte aveva raggiunto Gwendolyn per un’infezione di morbillo che aveva decimato la piccola colonia. La malattia non l’aveva portata via in pochi giorni, e Cecil l’aveva vegliata in quella casetta tormentata dal gelo e dalle bufere di neve, senza altro aiuto che i cataplasmi del giovane medico. Erano isolati, in un inverno rigido e crudele, e lui aveva vissuto l’agonia della moglie con impotenza e rabbia. Infine Cecil si era rammaricato di non averle dato un figlio, sarebbe stato un pezzo di lei, che se n’era andata lasciandolo solo. Era un uomo solo, con il suo senso di colpa e una vita da dissipare.
Per anni era sparito dalla circolazione, solo il lavoro e le bevute sembravano tenerlo in vita, ma si tormentava e non dimenticava. Non parlava mai di lei, nessuno conosceva il suo dramma tranne Edwards e Brown, ma erano lontano, persi nelle loro vite.
Per assurdo, più la sua vita perdeva d’importanza, più la ricchezza entrava nelle sue tasche. Aveva case, terreni, banche: poteva essere preso di mira da qualsiasi fuorilegge, ma non succedeva niente! La sua vita era destinata a proseguire, suo malgrado, come se il benessere che tanto aveva bramato, gli calasse addosso proprio ora che non lo cercava più. Viveva di rendita, faceva affari con i più loschi individui, partecipava a riffe e divertimenti malsani, in attesa che qualcuno sparasse quel colpo che non aveva il coraggio di darsi. Niente.
Seguendo Robert Heath aveva vissuto in un villaggio indiano, aveva preso una moglie indigena sperando di scandalizzare i benpensanti, ma aveva capito che la ricchezza giustificava e scusava qualsiasi sconvenienza…mentre lui non riusciva a perdonarsi.
Quando era giunto a Port Royal, qualche mese prima, era stato con l’idea di fermarsi, di riposare. Vagabondando, Cecil Garth era finito a Tortuga, ed era entrato in quella taverna modesta, e aveva notato subito la ragazzina con le treccine e il vestito troppo corto, che tracciava disegni nella polvere. In lei aveva rivisto i bambini pawnee, navajo e caribe , e i figli di Shideezhi, la sua moglie indiana.
Quella signorina era Blanca, la figlia del taverniere, e quando incrociò quegli occhi scuri, Cecil si convinse di leggervi lo stesso malcontento di Gwendolyn, quando l’aveva trascinata nei territori settentrionali. Blanca aveva la stessa espressione smarrita, ma a differenza di Gwendolyn non sembrava accondiscendente ma corrucciata.
Cecil Garth ci rifletté a lungo, non ci dormì la notte, ma alla fine decise che, se morendo la sua ricchezza si sarebbe persa, tanto valeva far la fortuna di quella bambina! Sposarla sarebbe stata la sua ultima sfida, e rimase divertito all’idea di giocare i benpensanti giamaicani, con una moglie bambina e mezzosangue, giunta dal nulla per dare luce ai suoi anni. Si sarebbe riscattato, dandole la possibilità di vivere una vita agiata, avrebbe suscitato le ultime invidie, con quella fanciulla in fiore che  gli avrebbe riempito la vita.
Prima di fare questo però, bisognava avvicinarsi alla ragazza nel modo giusto, indurla a compiere una scelta, apparire diverso da quei buzzurri senza patria, che affollavano il Grillo Alegre .

foto da
Le Cianfrusaglie della Gatta

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One thought on “63 Antefatti – Riflessioni di un uomo solo, 1671

  1. bello spaccato di Cecil Garth, descritto alla perfezione in ogni angolazione con la quale si vuole osservarlo.
    .Mi piace e continuo la lettura. Le montagne russe non mi danno fastidio o vertigini

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