65 Antefatti – Questione di sguardi 1679

Charlestowne Island, mar dei Caraibi, dicembre 1679

-Blanca mi amòr.-, fu un sussurro quasi impercettibile, qualcosa di soffiato fuori senza intenzione.
Nemmeno lui sapeva perché avesse detto quelle parole e in quell’idioma che non gli apparteneva, eppure erano le più adatte in quella situazione e così, senza che riuscisse a trattenersi, dal fondo dello stomaco gli erano salite alle labbra, proprio ora che i loro cuori battevano all’impazzata e sembravano fondersi, dopo aver attraversato oceani di piacere. Era steso su di lei, le gole madide l’una contro l’altra, nel groviglio di vestiti scostati, sulle vele piegate che erano diventate il loro letto.
Jeremy aveva sussurrato quelle tre parole mentre si lasciava andare, sfinito, all’ultimo sospiro e le aveva pronunciate a mezza voce, nell’ansimare forte di lei, durante l’estasi sensuale. Era passato qualche istante, l’uomo era certo che lei non avesse sentito.
Se così non fosse stato, ora non se ne sarebbe rimasta tranquilla, rilassando il corpo teso ancora scosso da strappi involontari che svelavano il suo languore, riprendendo fiato a occhi socchiusi, con le dita ancora aggrappate alle sue spalle.
Prenderla. Prenderla era ormai un’ossessione, quella punizione stava diventando la sua tortura, gli si ritorceva contro.
Lei era lì, ovunque girasse gli occhi, era presente. Avesse saputo allontanarsi da lei!
Oh, ci aveva provato, eccome, si era eclissato nella cabina di comando, si era obbligato a ignorarla. Ma ciò non aveva cambiato nulla, lei era lì.
Ora avrebbe voluto stringerla, ma aveva paura di lei e delle sue reazioni, dannata gatta selvatica, così si tirò sù sostenendosi sugli avambracci, in attesa.
Blanca aprì gli occhi e s’immobilizzò. La donna gli fece scivolar le dita lungo le braccia liberandolo dalla presa e con le mani lo spinse indietro, facendo leva sul suo petto, cercando di frapporre distanza fra loro. Era tutto finito, la tregua era ormai lontana.
Troppo bruscamente Jerry si scostò, e senza guardarla in faccia sistemò i pantaloni. Non riusciva a guardarla, dopo averla presa in quel modo. Tutte le volte, Jeremy finiva col sentirsi un verme, certo del macigno del suo giudizio, lei che pur protestando non gli sfuggiva, pur non cercandolo, si concedeva. Per quanto fosse certo che le fosse piaciuto, non era così che la voleva!
Se non fosse stata sempre così distaccata, se avesse comunicato qualcosa di più con quegli occhi, i loro rapporti sarebbero certo migliorati e si riferiva alla vita a bordo, oltre agli incontri amorosi, ma lei sapeva solo allontanarlo, come se fosse la vittima e lui un carnefice. Che ipocrita! Hudson sapeva riconoscere le profferte che si nascondevano dietro a quelle ritrosie, anche se lei non gli permetteva un minimo di confidenza. Ne aveva conosciute molte, di finte ingenue, che mormoravano no per dire sì, ma quelle erano capitolate, alla fine, offrendogli il cuore oltre alle loro grazie.
Ma questa no! Per la miseria, questa ci stava ma non con il cuore!
Non aveva paura di lui, non lo rispettava, non desiderava conoscerlo, sopportava quegli assalti come se si trattasse di violenza, oppure di un gioco. Ma che cos’era?
Dopo aver alimentato il lume appeso al basso soffitto del deposito delle vele, la loro alcova, Hudson perse tutta la poesia e, guardandola sistemarsi la cinta e la scollatura, e lisciare indietro i capelli con noncuranza, gli venne voglia di scrollarla con rabbia.
Dispiaciuto in cuor suo di mostrarsi poco distaccato, attese che alzasse la testa per inchiodarla con una precisazione ingiusta: -Ricordati che sono il capitano e che devi continuare a compiacermi, se non vuoi che ti passi alla ciurma.-
La donna lo guardò stringendo gli occhi, che avevano perso tutto il languore di pochi attimi prima, sfidandolo come sempre, quasi odiandolo.
L’aveva guardata, durante l’unione, quando aveva smesso di divincolarsi, aveva visto il desiderio adombrarle lo sguardo, gli occhi resi torbidi dal piacere, così stravolti che lo attraversavano, rivolti altrove, persi. Era stato allora che quelle parole, mi amòr, gli erano salite alle labbra, ma la brama l’aveva fatto crollare su di lei e alla fine le aveva sussurrate fra i suoi capelli, in un’invocazione destinata a perdersi.
-Non puoi mandarmi via come hai fatto ora!-, ribadì Hudson prima che Blanca rispondesse, poi le baciò la bocca che gli aveva rifiutato durante l’amplesso.
Un bacio rapido, nient’altro che un assaggiare quelle labbra e il loro sapore, perché sapeva che altrimenti si sarebbe scontrato con una chiostra di denti chiusi.
Si staccò in fretta quindi, afferrando la lampada, la spinse fuori: -Al lavoro Mackenzie!-, ordinò lasciandosi precedere.
La osservò camminare davanti a lui, nuovamente imperturbabile, come se nulla fosse successo fra loro, completamente muta e ostinata, adesso, anche se lui sentiva ancora il suo calore, il suo respiro affannoso, le sue unghie lungo la schiena.
Mentre, ignara, Blanca continuava a salire le scalette, l’uomo alzò la mano come per artigliarla, strabuzzando gli occhi per l’esasperazione di quel comportamento incoerente: eccola tornata la solita femmina, disinteressata a lui e a tutto il resto!
Doveva liberarsi della sua presenza, soddisfare altrove le sue voglie, o si sarebbe rovinato la salute.

 

disegno matite e acquarello
copyright di Amelia Kalbi

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