66 Antefatti – La bella signora, 1672

A bordo della Mariposa, Puerto Rico, 1672

La nave si trovava a largo di San Juan, erano ormai state ultimate le manovre di ormeggio e il capitano, il nostromo e il quartiermastro erano già sulla barcaccia, diretti a terra. Dopo aver raccolto le vele, quasi tutti i membri dell’equipaggio avevano raggiunto terra sulle scialuppe. Erano rimasti a bordo solo i pochi destinati al turno di guardia, erano in pochi quelli a dover scendere nell’ultima iole: il carpentiere, i quattro gabbieri e Charlie Field.
Erano anni che il ragazzo, quindicenne, navigava fra i Caraibi e le colonie del Nord…e pensare che, dalla nascita, era stato destinato a marcire dietro il bancone dell’emporio di famiglia ma, grazie ai racconti del nonno e ai suoi insegnamenti, Charlie non aveva ascoltato il pianto di mamma né i rimbrotti di pa’, era partito!
Stava bene a bordo della Mariposa e mai avrebbe cambiato vita! Diventare pirata a Tortuga, era semplicissimo, e il giovane marinaio biondo aveva dimostrato tutta la sua bravura nell’ultimo arrembaggio. Non solo aveva salvato la vita al nostromo Bradley, grazie a un colpo d’ascia ben assestato sulla schiena di William Low, ma si era anche occupato di dirigere le scialuppe lungo il fiume di Isla Tortola, guadagnandosi la stima dell’equipaggio e la promessa di una ricompensa in oro, al primo arrembaggio.
Dauvillier aveva mantenuto la promessa e Charlie aveva racimolato una piccola fortuna e non vedeva l’ora di scendere a terra.
Attendendo che l’ultima iole fosse calata in acqua, il ragazzo s’infilò il fagottino dell’oro nella camicia, aggiustò la bandoliera sottratta a un portoghese ucciso durante un abbordaggio e guardò il ponte di coperta, mentre il sole cominciava a calare.
Charlie osservò la tolda, dalle doghe scure che aveva lucidato fino al giorno prima, e seguì la linea della bella nave: che irreale quel silenzio e che emozione, vederla deserta!
L’imbarcazione aveva una stazza di 500 tonnellate, la struttura del vascello era di rovere e quercia e lo scafo aveva una linea bassa e slanciata.
Da prua a poppa misurava 40 metri, le fiancate erano dipinte di scuro, secondo la luce la colorazione andava dal nero al grigio fumo.
Il ponte di coperta era largo un quarto della lunghezza e le doghe che ne componevano l’impiantito erano di colore uniforme, intervallato dagli alberi di maestra e di trinchetto, dai portelli di boccaporto, dalle pompe e i camini di cambusa.
L’albero di mezzana invece, si ancorava nella struttura del cassero, dietro al timone, e Charlie, che si era appena occupato di ammainarne la vela, si volse indietro: dal coronamento, i fanali di vetro lasciavano trasparire il cielo dorato della sera, e gli stucchi rimasti erano ben verniciati.
Il ragazzo scese e si diresse verso pruavia, riusciva a vedere, con gli occhi dell’immaginazione, il ponte di batteria al piano inferiore, con i suoi trenta cannoni, quindici per parte e tutti pezzi da diciotto libbre, che erano il vanto di mastro Bloome, il maestro d’ascia.
Guardando i pennoni dalle vele ammainate, le piattaforme di coffa deserte, Charlie percorse la tolda con lentezza, scansando barili e casse, rotoli di cima, e si aggrappò alle griselle saggiandone la resistenza, mentre alzava il mento per osservare il buio attraverso il sartiame, che disegnava reticoli neri nel tramonto ora rossastro.
Incurante degli sguardi dei presenti raggiunse il castello di prua, salì rapido le scalette, si affacciò per guardare di sotto del bompresso, si aggrappò a esso per osservare la polena.
Un tempo era la statua di una donna anonima, una “vittoria” qualunque, antico portafortuna di un vascello inglese. Era stato un pazzo iberico di nome Velasquez, a sottrarre con l’inganno il vascello ai legittimi proprietari, per farne una nave pirata.
Era accaduto molti anni prima, l’aspetto dell’imbarcazione era cambiato molto, nel corso del tempo, a causa di intemperie, scontri e battaglie, ma restava maestosa.
Velasquez l’aveva ribattezzata come l’animale che gli portava fortuna, aveva costretto i suoi carpentieri a modificare la scultura lignea, aveva fatto ritagliate e intagliare centinaia di ali di farfalla, nella veste della dama.
Come una dea di Primavera, le ali policrome ricoprivano la polena, disegnandole curve e convessità sensuali, fra intagli e spazi vuoti, in uno splendore di volute e viticci di fiori e riccioli. Era una meraviglia, la Mariposa, e lui la amava.
Qualcuno lo chiamò. Charlie Field si rimise ritto e raggiunse i compagni. Scese la biscaglina quasi malavoglia, e mentre si avvicinava al porto di San Juan, continuò ad ammirare la Mariposa, la bella signora, nella luce rosata della sera.

foto dal web

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