71 Antefatti – Commerci, 1672

Fort de Rocher, Isla Tortuga, 1672

Era mattina, Charlie Field entrò nell’emporio dei genitori con aria assonnata, si sfregava gli occhi, certo di aver sognato qualcosa che gli sfuggiva. L’ultima immagine che ricordava era Doña Blanca, la nonna di Blanquita, e si diceva che sognare i morti portasse grosse novità, non necessariamente piacevoli. Doveva smettere di credere a quelle superstizioni, erano roba per poveracci, eppure decise di fare un salto da Gabriela, prima di prendere il mare.
Quando vide l’uomo in attesa al banco, trasecolò: era Garth, quel commerciante che bazzicava il Grillo Alegre, lo aveva già notato perché passava interi pomeriggi con Blanquita. Parlavano fitto e per ore, chissà che segreti avevano!  Blanca pendeva dalle sue labbra: che aveva mai da raccontarle quell’inglese?
Il ragazzo era infastidito perché la ragazzina sembrava soggiogata, interessata dalle parole di quel vecchio, e loro due s’incontravano ormai solamente per caso. Non che Charlie avesse il tempo, tra pochi giorni la Mariposa avrebbe ripreso la navigazione e lui s’intratteneva il più possibile con le sue “amiche”, sicuramente più generose di Blanca e meno ombrose. Il fatto che Jack Marlow le avesse rubato la spilla preziosa, aveva mutato il loro rapporto, o meglio, Blanquita ne era rimasta tanto mortificata, che gli girava alla larga. Dapprima Charlie se ne era risentito, ma poi aveva compreso che era il senso di colpa a farla scappare e tutto ciò gli dava un’intima soddisfazione, perché voleva dire che lei lo avrebbe pensato, una volta ripartito, mentre Jack si sarebbe guadagnato ingiurie e botte, quando si fosse fatto rivedere a Tortuga!
Charlie ascoltò la conversazione fra l’uomo e sua madre: -Non vi dovete preoccupare per il prezzo, signora Field.- , disse l’inglese con calma.
La mamma rientrò dal retro con un cofanetto di legno chiaro. -E’ da tanti anni che si trova lì.-, si giustificò spolverandolo.
Incuriosito, salutando la mamma e il cliente ben vestito, Charlie si avvicinò: era un piccolo scrittoio di legno lucido, contenente inchiostri pregiati, che si trovava al negozio dal primo naufragio dell’Olonese. Era un articolo invendibile, a Tortuga, dove quasi nessuno scriveva lettere, e le questioni si sistemavano a coltello, ma la mamma, convinta di possedere un articolo di lusso che le avrebbe fruttato un ricco guadagno, si premurava di controllare che il liquido non seccasse, pronta a sostituirlo, piuttosto. Una dicitura all’interno del coperchio di legno, assicurava che erano inchiostri esclusivamente a base di vetriolo di ferro e tannini di galla, quindi modernissimi, e durevoli nel tempo, e che i colori erano ottenuti dalla Rubia tinctorum, Isatis tinctoria, e Reseda luteola, qualunque cosa fossero; comunque l’etichetta su ciascuno di quei boccettini assicurava il colore ottenuto,  e le tinte andavano da rosso bruno, al nerofumo, dal bruno dorato all’indaco.
Garth ne sollevò uno, il liquido si mosse rapido, come se fosse il mare in tempesta, racchiuso in piccoli scrigni di vetro. L’uomo annuì, compiaciuto, saggiò l’elasticità della penna d’oca inserita nel piccolo cofanetto e decise di acquistarne anche una nuova, quindi scelse un taglio di seta verde smeraldo e ordinò che ci confezionassero una busta per contenere il prezioso scrittoio.
La mamma era agitata, non tanto per la vendita insperata, ma dall’idea di separarsi da quell’articolo così signorile, che da anni teneva da conto sulla mensola più alta, quasi un cimelio, un porta fortuna. Inoltre non era da tutti i giorni, confezionare un regalo per qualche ricca signora perbene, perché era risaputo che Garth risiedesse a Port Royal. Immediatamente diede a Francine il compito di cucire il sacchetto prezioso.
Charlie sorrise e si allontanò, andando a badare agli affari suoi.
Quel pomeriggio consegnò lui stesso lo scrittoio al signor Garth che, come scoprì facendosi offrire da bere, partiva per la Giamaica la sera stessa. Field gli augurò un buon viaggio, quindi andò alla Casa del Cacao, dimenticandosi in fretta di quel tipo.
La serata andò nel migliore dei modi e il giorno seguente, sbattuto fuori dal postribolo da una signora Porter scocciata: -Questa casa ha un orario serio! Non puoi trattenerti con le mie ragazze fino al mattino! Non ridere che ti ho visto nascere, razza d’idiota!-, Charlie s’incamminò fischiettando verso casa.
Entrò nell’emporio per arraffare del pane e suo padre lo guardò storto, spolverando l’orologio, ma poi sorrise: -Tua madre ti aspettava per cena.-, affermò.
Charlie si appoggiò al banco, pronto a dargli la sua versione, quando il campanello della porta tintinnò:-Buongiorno zio Thomas, ciao Carlito.- e i due si volsero.
Era Blanquita, e teneva fra le braccia lo scrittoio di legno pregiato.
Lo appoggiò al banco mentre Charlie saltava giù: -Vorrei vendere questo, arriva dalla città di Boston. Quella in Inghilterra.-, specificò la ragazzina, con aria seria da contrabbandiere.
Il cuore di Charlie fece un tuffo. Il ragazzo fece per aprire la bocca, ma suo padre lo fece stare zitto con un calcio negli stinchi, dicendo con cortesia:-Un cofanetto prezioso, bambina mia, che cosa contiene?-
-Inchiostro e penne d’oca.- rispose lei aprendolo.
Quella furba aveva sostituito le penne con due di scarsa fattura e la carta era sparita, così come un inchiostro blu che evidentemente le piaceva. Così ridotto, lo scrittoio perdeva tutto il suo valore, ma il papà non se ne fece cruccio:-Bello, Blanquita, dove l’hai trovato?-
-Mi è stato regalato, ma a me non serve. Quanto può valere?-
Il prezzo era notevolmente inferiore a quello pagato dal signor Garth, ma Blanca osservava con occhi incupiti le forme dei busti che Francine confezionava nel retro: non era difficile immaginare a cosa le servisse quel denaro. Non bastava per accontentarla, ma certo l’avrebbe aggiunto al suo gruzzolo, e allora Charlie sentì di poter contribuire con qualche soldo che si levò di tasca, unendoli a quelli che il padre stava contando.
Quando Blanca allungò le mani a coppa per ricevere il suo ricavato, il ragazzo ci aggiunse due bastoncini di zucchero e la ragazzina, arrossendo suo malgrado, scoppiò a ridere impunemente. Divertito, le fece l’occhiolino, e lei si sbrigò a nascondere i soldi nella busta di seta color smeraldo, quindi mise tra i denti la caramella, girò sui tacchi, e uscì correndo, facendo volare al vento le treccine, evidentemente soddisfatta.
Charlie guardò il padre risistemare lo scrittoio nella mensola in alto, addentò una mela, e finalmente se ne andò a dormire, esausto.
Foto dal web
Annunci

3 thoughts on “71 Antefatti – Commerci, 1672

  1. Nuova puntata e nuova lettura appassionata. La scrittura fluida e scorrevole invita il lettore a non fermarsi mai.
    Dunque andata e ritorno per il cofanetto. Cosa ne farà mai Blanquita del denaro?
    Non mi resta che aspettare.
    Un saluto per una serata serena.

  2. E’ strano come gli oggetti si possano trasformare nelle mani dei possessori, assumento su di se gli efetti di scelte e desideri.
    Una splilla é motivo di gioia, di amore, di passione. Per altri lo stesso diventa ricordo amaro e un rimpianto bruciante.
    Un cofanetto l’occasione di un nuovo passo per crescere. Oppure, un’altra transazione commerciale.
    Ciascuno ci mette l’impegno he sente nel cuore e nella testa.
    Buon vento quì al Caribe “jefe”.
    Vento d’auguri di BUON NATALE per te e per quelli che con te condividono sogni e speranze di una buona vita e di un buon vento.

Dimmi quello che sai...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...