73 Antefatti – Consolazione, 1665

Puerto Plata, Isla Hispaniola, 1665
-Ecco fatto!-, esclamò il cavadenti asciugandosi la fronte col dorso della mano.
Jerry richiuse la bocca due o tre volte e passò la lingua sui denti, ripulendoli dal sangue, e poi sorrise, volgendosi verso la luce: -Che te ne pare, Mathias?-, chiese bevendo un sorso di rum.
Il liquore era servito per stordirlo, e rendergli sopportabile l’intervento, ma dopo aver riallineato la frattura al braccio sinistro, aver respirato con le costole rotte e sputato sangue dal labbro spaccato… non c’era nulla che il sedicenne non potesse sopportare!
Mathias Wilton scrutò il lavoro dell’uomo di medicina fermo davanti a lui e aggrottò le sopracciglia, mentre il medico porgeva al ragazzo uno specchio.
Jeremy si studiò, facendo delle smorfie: era strano vedersi in quelle condizioni! Con attenzione osservò i lividi sul viso ormai non più tumefatto e la bocca in via di guarigione, poi sorrise e fissò il dente d’oro, accanto all’incisivo superiore, che chiudeva il buco causato dagli scagnozzi di Richard Strafford. Il dente mandò un bagliore e con rassegnazione Jerry Hudson si disse che doveva abituarsi al suo nuovo aspetto.
-Allora, come va ragazzo?-, domandò Mathias Wilton con serietà.
Jerry minimizzò, biascicando: -Nulla d’insopportabile!-
Allora il ruvido Tagliagole, il tirapiedi di Strafford, finalmente abbassò la pistola che teneva puntata fra le scapole del cavadenti. L’aveva tenuto sotto quella minaccia per tutta la durata dell’intervento, a un urlo del ragazzo l’avrebbe fatto fuori, ma Jerry era stato coraggioso e al medico, che stava raccogliendo in fretta i propri strumenti, era stata risparmiata la vita. Difatti, senza alzare gli occhi dal pavimento, l’ometto si allontanò velocemente dalla stanza, seguito da Wilton, più burbero del solito.
Rimasto solo, Jeremy ripulì la bocca col lembo del lenzuolo macchiato di sangue: era stato doloroso farsi estirpare il mozzicone di dente spezzato, la tenaglia del dottore aveva scavato nelle gengive, così come il dente prezioso che era stato incastonato fra gli altri, legato da un filo d’oro. Ora gli faceva male tutta l’arcata superiore e la mascella costretta alla posizione innaturale: Jerry sentiva tutti i denti spostati, che ballavano, e con rammarico si chiese se non sarebbe stato meglio tenersi lo spazio vuoto. Ne aveva abbastanza, di operazioni e medici, dopo la stretta fasciatura al torace per non perforare gli organi con le costole rotte ed essersi fatto immobilizzare il braccio evitando così che si piegasse in modo innaturale… Del dente d’oro avrebbe fatto a meno ma Strafford era stato irremovibile:-Il ragazzo deve tornare come nuovo, o sua madre non me lo perdonerà!-, aveva tuonato mandando Mathias alla ricerca del cavadenti.
Mentre la cameriera entrava a riordinare la stanza, Jerry si stese con cautela sui cuscini: era spossato e sbronzo. Chiuse gli occhi e ascoltò l’armeggiare della ragazza. Il silenzio all’esterno, il tintinnio dell’acqua versata nella brocca, lo schiocco del telo pulito, il fruscio della veste nella stanza, il rumore della spazzola sui suoi abiti asciutti, il sussurro delle tende tirate: tutti quei suoni lo riportarono con la memoria a Greenville e dovette ammettere che quei rumori sommessi, femminili e famigliari gli erano mancati, negli ultimi tre anni lontano da casa.
Quando udì chiudersi delicatamente la porta, Jerry deglutì a fatica, vinto dalla malinconia, e si chiese se il liquore non lo avesse reso troppo sentimentale e allora strinse le palpebre per ricacciare indietro il groppo in gola: non avrebbe mai rimpianto la sua scelta, la sua vita era a una svolta decisiva e…
Quando un peso si sedette sul bordo del letto, Jerry spalancò gli occhi, spaventato e guardingo, in preda ai suoi stessi incubi, convinto di trovarsi davanti a uno di quelli che l’avevano massacrato. Il volto che vide, invece, fu quello della serva che evidentemente non era andata via, ma lo guardava con una certa apprensione.
In imbarazzo, Jeremy ridacchiò: -Che fai?-
Lei gli strinse il mento, costringendolo ad aprire la bocca, e gli esaminò i denti con occhio esperto e pensieroso, più attenta del dottore che l’aveva curato.
-Padron Richard dice che mi devo occupare di voi.-, sussurrò  chinandosi ancor di più sul suo viso. La lingua della ragazza gli penetrò la bocca dolorante, mischiando il gusto dolce di frutta a quello del sangue e del liquore. Le dita sottili gli affondarono nei capelli e, per quanto preso alla sprovvista, Jerry rispose al bacio cercando con il braccio libero i legacci che trattenevano il grembiule.
-Avete il braccio e le costole rotti, non dovete muovervi!-, lo aveva avvisato lei, parlandogli sulle labbra, e slacciando sotto la gola, la cuffietta che le tratteneva i capelli. Jerry sospirò, rilassando i muscoli del collo, mentre lei giungeva le mani dietro la schiena slacciando il grembiule. Mentre la ragazza scostava la coperta, scoprendolo, Jeremy sorrise, privo dell’imbarazzo che ci si poteva aspettare, certo che lei avrebbe saputo ovviare al problema della sua immobilità.
Con occhi famelici, Jerry la seguì nella stanza, la guardò sfilarsi velocemente l’abito e le carezzò con lo sguardo il profilo del corpo denudato e, spostando le gambe, le fece posto sul suo letto.
La ragazza, gli pareva che si chiamasse Peggy, o forse Polly, non seguì il muto invito ma s’inginocchiò a terra senza alcuna esitazione e, non volendo farle un torto, Jeremy si limitò a chiamarla “cara” mentre si occupava della parte più sana e meno dolorante del suo corpo reduce da un pestaggio.
Il pomeriggio si protrasse senza grosse scosse per il suo fisico provato, i denti smisero presto di macchiare di sangue la pelle liscia della volenterosa servetta e Jeremy si dimenticò in fretta di lividi e dolori.
Quando infine lei lasciò la stanza, il sorriso indugiò a lungo sul bel viso del giovane pienamente consolato, raggiunto dai raggi obliqui del tardo pomeriggio.

foto dal web
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4 thoughts on “73 Antefatti – Consolazione, 1665

  1. La prossima volta che andrò dal dentista starò ben attentaa quel che succede……
    Ma insomma, Blanquita, guarda un pò che cosa capita ad un poveretto tutto acciaccato. Tu cmq lo scrivi così bene…….

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