74 Antefatti – Le inquietudini di un debole, 1665

Puerto Plata, Isla Hispaniola, 1665
Era di pessimo umore. Mathias Wilton lo era da settimane (o da tutta la vita?), da quando Richard Strafford gli aveva affidato quel ragazzo, Mathias non ricordava il tempo di rilassarsi e non aveva avuto un solo momento libero.
Lui era un uomo abituato a stare da solo, parlava poco, era loquace solo con chi gli ispirava fiducia, e diffidava di tutti. Era un tipo nervoso, taciturno, attento e riflessivo, raramente agiva d’impulso. L’ultima volta che l’aveva fatto, il gesto gli era valso il soprannome di Tagliagole, l’unica definizione a rendergli giustizia, perché nessuno realmente lo conosceva.
Vestito con semplicità, pratico, alto e magro, non ispirava alcuna simpatia al primo sguardo, e lui non faceva nulla per piacere, eppure… quel ragazzotto allampanato e dal sorriso d’oro lo trattava con affabilità, non lo temeva e, Mathias lo sentiva nell’animo, era contento di averlo come compagno di scorribande! Pensare che in realtà, lui gli stava facendo da guardia del corpo, e quant’era sciocco quel ragazzo: tre anni da marinaio non avevano intaccato il carattere allegro che aveva da bambino. Era quasi insopportabile tutta quella voglia di vivere. Ma Jerry Hudson non covava la rabbia che muoveva tutti?
Nonostante la giovane età, era intraprendente con le donne e alla mano con i poveracci, non temeva gli scontri verbali e fisici, ed era rispettoso con quelli che gli erano superiori, ma mai sottomesso. E rideva sempre.
Insomma, il figlio di Hudson gli piaceva, era duro ammetterlo per il Tagliagole, ma questo non giustificava la decisione di Strafford di farlo diventare la bambinaia di quel bamboccio!
Seduto all’ombra, nel cortile, Mathias osservava gli spostamenti degli uomini di Barrancas: gli scagnozzi di Strafford erano al porto, a ultimare i preparativi per la partenza verso l’Inghilterra, anche se a Southampton era inverno inoltrato. Proprio quella volta che avrebbe voluto seguirli, Mathias era costretto dagli ordini a restare a terra!
Voleva tornare perché era preoccupato: padre Thomas, alla missione, non aveva più ricevuto lettere per lui, erano quattro anni che nessuno scriveva e Wilton aveva il peggiore dei presentimenti.
Il coltello che stava affilando gli sfuggì di mano, ferendogli il polpastrello e l’uomo imprecò, sentendosi uno stupido. In preda alla rabbia si alzò, incurante dello sguardo incuriosito degli altri e succhiando il sangue dalla ferita, si allontanò e raggiunse il limitare del patio dell’hacienda.
Strappò un lembo di fusciacca e fasciò strettamente il dito sanguinante e mentre chiudeva il nodo stringendo la stoffa fra i denti, Wilton sentì il cuore battere all’impazzata, tormentato e colmo di spavento: non doveva e non voleva pensare al passato! Quelli erano stupidi pensieri logoranti, privi di ogni utilità, le inquietudini di un debole e lui non lo era! Ah sapeva Dio che non lo era!
Mordendo la sua pipa spenta, cercò di quietarsi, ragionando: aveva chiuso con la sua vita onesta da vent’anni, perciò non poteva pretendere il rispetto dai famigliari e poi non era mai stato assiduo con la corrispondenza, perché non sapeva leggere e non possedeva una dimora stabile. Solo padre Thomas di Linden Lake, in Virginia, poteva ricevere, leggergli e rispondere a quelle lettere da parte sua, custodendo le parole che Mathias gli dettava e che solo una persona poteva leggere…
No, non poteva lasciarsi tormentare da quelle angosce sterili. Non voleva.
Con sguardo assente, fissò la macchia d’alberi poco più in là, e la sua mente tornò a casa, per un breve e intenso istante. Rivide la scogliera, il borgo arroccato, la casa dove erano cresciuti tutti assieme, lui e i fratelli. Ora Mathias aveva trentacinque anni, eppure la sua memoria non difettava.
La sua scelta l’aveva fatta a suo tempo, sulla strada fuori dal villaggio, quando aveva esploso quel colpo in pieno petto al fabbro, accecato dalla gelosia e dal rancore, però ora, in preda ai suoi incubi peggiori, si tuffò nei ricordi. Risentì la voce di sua madre, rivide Londra e i fratelli che lo rincorrevano, suo padre col fiatone, che si appoggiava al muro con quello sguardo desolato… e poi quel maggio che era tornato a casa, il fratello Josh che lo abbracciava dopo dieci anni d’assenza, la rivelazione amara… Infastidito, il Tagliagole si riscosse, lo sapeva: mai abbandonarsi ai ricordi, era un giochino crudele e improduttivo.
Si schiarì la gola, dandosi un contegno, e notò Jeremy Hudson che bighellonava sulla strada maestra in compagnia di altri giovinastri pari a lui: simile a un orso dalle braccia e dalle gambe troppo lunghe, era il ritratto della giovinezza spensierata.
Bestemmiando, Mathias diede un calcio alla staccionata, incurante della sbucciatura sui suoi preziosi e curatissimi stivali: al diavolo quell’incauto somaro di sedici anni! Sedici, come li aveva avuti lui quando si era rifugiato a Londra. Sedici anni come il primo figlio di sua sorella Juliet, quello che portava il suo nome.
L’uomo strinse gli occhi azzurri, zaffiri nell’oscurità del suo viso, e guardò Jerry, illuminato dal sole del pomeriggio, scavalcare la cancellata e dirigersi verso di lui, sventolando la mano, e il vento gli portò agli orecchi il suono della sua risata.
In segno di saluto, Mathias alzò appena il mento, senza staccare gli occhi dalla figura disinvolta che avanzava fra l’erba alta, immaginando nel giovane il nipote mai visto, o il figlio che mai avrebbe avuto.
Sputò per terra, raddrizzando la schiena, attendendo che il ragazzo lo raggiungesse, fingendosi rassegnato alla sua compagnia.

Daniel Day-Lewis as
Bill The Butcher
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6 thoughts on “74 Antefatti – Le inquietudini di un debole, 1665

  1. bisognerebbe proprio riallestire quelle belle navi pirate ed organizzarci sopra crociere con personaggi in costume e veleggiare liberi per mari
    ( e belle donne per noi giovani ragazzi è sottinteso )

  2. Dopo un lungo silenzio, nuova puntata del tuo splendido romanzo.
    Qui hai tratteggiato con maestria un personaggio che abbiamo già conosciuto. Però lo fai con bravure e incisività.
    Che altro dire? Mi piaci come scrivi.
    Un abbraccio

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