75 Antefatti – A rubar la frutta, 1670

Isla Tortuga, agosto 1670
Finalmente Tortuga! L’Ibisco d’Oro aveva ormeggiato nel pomeriggio precedente, il capitano Rowley aveva preteso che scaricassero tutte le masserizie prese agli olandesi incontrati alla Martinica e poi aveva dato ai più quieti due giorni di libertà.
Fortunatamente, Jerry era fra questi e senza indugi si era diretto a casa di Danielle Robinson, che lo attendeva da tre o quattro mesi. Che quella ragazza fosse tanto carina lo sapeva già, ma che lo fosse anche la giovane e avvenente cugina giunta da Isla Cruz, non lo poteva immaginare. Né che le due gli proponessero un incontro a tre!
Senza porsi alcuno scrupolo si era gettato nell’impresa e se l’era cavata benissimo, considerata l’astinenza prolungata a causa delle punizioni durante la navigazione che lo avevano costretto di guardia quando gli altri facevano scalo! Gli pareva di aver vinto a carte: quelle due erano instancabili, sembravano in gara e lui ne approfittò finché non crollarono esausti.
Quando il mattino seguente le cugine avevano preso a discutere su chi avesse diritto di camminargli al fianco e attendere il suo prossimo ritorno, il ragazzo le aveva lasciate lì a bisticciare, promettendo di tornare a controllare lo sviluppo della questione.
Il sole splendeva, mentre percorreva il sentiero che portava verso il borgo. Di certo i compagni si trovavano all’Aquila Nera e Jeremy si sarebbe mangiato un cinghiale, a colazione. Udendo il brontolio del proprio stomaco, vuoto da troppe ore, osservò gli alberi da frutta in un orto. L’istinto e l’esperienza gli dissero che qualcuno aveva saccheggiato i rami carichi perché, proprio dalla parte della strada, apparivano spogli e i frutti lucenti del susino si contavano sulle dita di una mano e sui rami più in alto. Aveva l’acquolina in bocca ma c’era troppo trambusto lì attorno, per approfittarne.
Rassegnandosi a lasciar stare lo spuntino zuccherino, Jeremy notò che, attorno a un carro, alcuni uomini discutevano animatamente: si trattava del padrone del terreno, sudato e col fiatone, che bestemmiava in un idioma fantasioso verso i ladri che avevano spogliato i suoi alberi migliori. Segretamente, Jerry ringraziò la sua buona stella, per non aver ceduto alla tentazione di rubare.
«I migliori frutti dell’isola! L’orto devastato! Le controllavo e le avevo contate quelle susine! Erano quarantatré sulla pianta dell’angolo, cinquanta su quella ritorta! Sono sceso in tempo per vedere quei furfanti che scappavano con i sacchi in testa!», gridava il vecchio con voce roca, passandosi la mano sulla fronte madida.
Abbassando il capo, Jerry si accorse dello scalpiccio di orme sulla strada e, a giudicare la polvere rossa sui piedi e sui pantaloni dell’uomo, l’inseguimento dei ladri di frutta era stato infruttuoso, per fare un gioco di parole.
Fermandosi fece un gesto di saluto, mentre Josh Field sogghignava alle spalle del contadino, che riprese a lamentarsi verso Jerry, spiegandogli la situazione: «Ventisei noccioli a terra, ho contato! Brutti figli di puttana!  Che ne sarà delle mie susine? Ah, che il mal di pancia li colga prima di sera, quei farabutti!»
Mentre i presenti ridacchiavano sotto i baffi, lanciandosi sguardi eloquenti, Josh rincuorava il malcapitato: «Sarà così, signor Peters, ne sono certo!». Meno male che Jerry non aveva allungato la mano verso i frutti succosi che i ladri avevano lasciato sui rami più alti, altrimenti si sarebbe preso le colpe di quella ladreria da monelli! Come gli altri, Hudson si rammaricò scuotendo il capo, poi proseguì tranquillo la sua passeggiata, raggiungendo in fretta la via lastricata.
Mentre riviveva fra sé gli avvenimenti di quella notte, s’imbatté in un ragazzino e una bambina di circa dodici anni, che uscivano dalla bottega di Deveroux, il trafficone zoppo. Fu travolto, a dire il vero, e le susine lucide che la ragazzina teneva fra le braccia si sparsero sulla via.
Per un attimo si fece un silenzio d’imbarazzo poi, intenerito dall’esclamazione di disappunto della bambina e trattenendo a stento le risa, si chinò ad aiutarla, nascondendo in tasca più di una susina rubata. Il biondino che li aiutava a raccogliere il bottino era proprio il fratello di Josh Field e, a ripensarci, la situazione era davvero esilarante!
Jeremy sentiva odore di guai per i due ladruncoli, così suggerì loro di scappare in fretta e, porgendo alla bambina le susine che aveva fra le mani, gliele fece cadere nel grembiule che teneva sollevato per i lembi.
Dall’alto la guardò: una scriminatura irregolare come un sentiero di montagna le attraversava il capo, dividendole i riccioli scuri e poco puliti in due misere treccine. Attese che lei lo ringraziasse, curioso di guardarla in viso, ma lei nemmeno sollevò lo sguardo, mormorando un ringraziamento che sembrava un’offesa.
Ripensando alle cugine Robinson che si accapigliavano per lui, l’indifferenza di quella scimmietta lurida lo fece scoppiare a ridere poderosamente e, guardandola scappare verso il molo, si soffermò a osservare la veste troppo corta, che mostrava i piedi scalzi e le gambe piene di lividi, sporche d’inconfutabile polvere rossa. Ridendo, Jerry proseguì per la sua strada, sbocconcellando i frutti tiepidi di sole, dolci come miele, e si disse che forse non avrebbe mai scoperto, chi fosse quella ragazzina scorbutica e ombrosa che aveva ignorato il più bel pirata di Tortuga!


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5 thoughts on “75 Antefatti – A rubar la frutta, 1670

  1. Tesoro sei quasi peggio di me e non ti fermi mai… ho qualche problema a leggere il testo con la skin (bellissima) di fondo, devo evidenziare per leggere.
    Ti lascio il mio abbraccio e pure le pantofole, sicura che torno per riposarmi fra le tue parole. un bacione

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