7 – Fog

Stefano era a Varese, aveva il quadro della Venere per il notaio e Gabriella aveva organizzato una serata con gli amici, tutta gente dell’età dei suoi genitori: era lo scotto da pagare per essere diventato un imbrattatele di prestigio e l’amante di una signora. Lei gestiva un negozio del centro, era separata dal marito che stava in Svizzera e aveva una figlia che passava dal padre tutti i week end e che Stefano non aveva mai incontrato. Tutti avevano accettato la situazione con leggerezza e finché durava, non si sarebbe opposto a quei soggiorni con tutto spesato, in compagnia di una donna di potere che gli lasciava la completa libertà durante la settimana. Gabriella era stata chiara: non lo voleva tra i piedi quando era al negozio e lui ubbidiva, raggiungendola quando lei lo richiedeva. L’aveva conosciuta a Milano un anno e mezzo prima, di sabato frequentavano lo stesso bar e lei gli aveva chiesto un ritratto. Quando si era presentata allo studio, era nuda sotto la pelliccia, e quello era stato un pomeriggio di tutto rispetto, lei gli aveva pure pagato il tempo perso e, improvvisandosi mercante d’arte, da allora gli aveva fatto da tramite per i committenti che, che con la sua influenza, era riuscita a trovargli.
Quella sera, dopo aver cenato al ristorante cinese, avevano raggiunto un locale alla moda, che a Stefano pareva una vecchia sala da ballo rimodernata. Erano in quattro coppie e il ragazzo si limitava a far presenza, mentre Gabriella lo esibiva scompigliandogli i capelli o cercandogli il ginocchio sotto la tovaglia sintetica che scaldava inutilmente le gambe. Alla fine della serata erano tutti ubriachi, qualcuno tirò fuori dell’erba e fecero un giro di quella nel piazzale, ridevano come idioti e Stefano aveva voglia di mandarli tutti a cagare. Era un week end storto: prima di partire suo fratello Mario gli aveva chiesto l’appartamento per usarlo come scannatoio e bisca. Quando verso le due erano rincasati, Stefano e Gabriella avevano raggiunto la camera ma, prima che lui si spogliasse, la donna era crollata esausta e si era messa a russare. Silenzioso, Stefano si era infilato sotto le lenzuola, preferendo rimandare all’indomani l’amplesso. Non che Gabriella fosse brutta, ma certo non poteva paragonarla alle sue ragazze e spesso non era sicuro di reggere la lussuria della donna, accumulata negli anni a causa del metodico marito svizzero. Naturalmente era uno scherzo fra loro, l’uomo era un rinomato figlio di puttana pieno di soldi che aveva lasciato la moglie per una ragazza dell’età della figlia, e Stefano sapeva di essere il corrispettivo maschile della nuova donna dell’uomo. Era tutto un giro di corna e dispetti, lui era una pedina, ma ne ricavava di che vivere e quindi non se ne lamentava.
All’improvviso Stefano si era svegliato, non ricordava nemmeno d’essersi addormentato, era fradicio di sudore e il cuore gli rimbalzava nel petto freneticamente. In preda all’angoscia aveva annaspato in cerca dell’interruttore fra i pendenti di cristallo della lampada, poi era andato nel bagno e lo specchio aveva riflesso i suoi occhi spiritati e i capelli incollati alla fronte. Come sonnambulo si era ficcato nella doccia e aveva cercato di calmare i brividi con l’acqua bollente. Dannata grappa cinese!, aveva pensato, poi aveva chiuso l’acqua e fissando lo specchio coperto di condensa tutto gli era tornato alla mente. Era il solito incubo.
Era da solo, avvolto nella nebbia, con la spiacevole sensazione d’essere cieco. Non sapeva dove si trovava, poteva basarsi solo sulle sensazioni, e avvertiva la presenza di qualcuno ma per quanto allungasse le mani incontrava soltanto il vuoto. Poi riconosceva i contorni del cavalletto, la sua superficie incrostata di colore, e cominciava a dipingere, ma non scorgeva nulla attraverso la cortina lattiginosa che gli schermava gli occhi. Sbatteva le palpebre, asciugava le goccioline dalle ciglia, ma gli occhi erano irrimediabilmente annebbiati. Dipingeva cercando di eseguire mentalmente dei tratti regolari, di dare forma a ciò che non vedeva, mentre una cappa umida lo avviluppava e si sentiva completamente impotente! Quando improvvisamente il viso di Fog, nelle tonalità del grigio, gli compariva davanti con quei grandi occhi tristi e il viso dolce, Stefano si svegliava. Era il suo unico amore, quella donna, eppure non riusciva nemmeno a scorgere i suoi colori, non sapeva che nome darle, dove andare a cercarla, era una sensazione che non poteva descrivere. Dapprima aveva pensato che fosse un sogno di avvertimento, ma l’oculista l’aveva rassicurato che non gli prevedeva cali di vista fino ai cinquanta anni, e inoltre quello era il timore di ogni artista. Qualcuno aveva detto che era uno spettro ma Fog non era mai malevola, gli appariva sempre molto gentile e quando arrivava lei l’incubo, si dissolveva e lui riusciva a svegliarsi e liberarsi dall’angoscia. Una donna di Brera gli aveva letto la mano, gli aveva svelato che quella era la donna del suo destino, che avrebbe fatto parte della sua vita. Stefano la desiderava, voleva vedere i suoi colori, ritrarla, mostrarle quanto la amava attraverso gli innumerevoli disegni che teneva nascosti. La attendeva con un’intensità che lo stava uccidendo.


World’s translator

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14 thoughts on “7 – Fog

  1. Sì, è così. Ci sono presenze nei sogni che nella realtà sono assenze, ma evocano sentimenti intensissimi e perfetti. Ci ho scritto una cosa proprio ieri e la posterò la prox volta, che strana coincidenza…
    Nell’attesa che tutto diventi vero, ti abbraccio

  2. Tesoro, capita spesso anche a me e non credo nelle coincidenze ma nei legami invisibili, forse eravamo attratte dallo stesso sogno… Hai mai notato che, i sogni che ricordi di più, coinvolgono persone che per un motivo o per l’altro si sono allontanate da te? Saranno le anime ad incontrarsi nel sonno…? Mi piace credere che tutto sia possibile! 🙂
    ti lascio un bacio!

  3. Il sogno era talmente vivo da apparire reale. Se tu non avessi scritto che Stefano si era svegliato, l’avrei preso come realtà.
    Tra sogni e incubi, tra donne lussuriose e uomini senza spina dorsale si snoda l’immaginazione di Stefano alla ricerca di Fog, la misteriosa donna della sua vita.
    Il sogno o meglio l’incubo continua in uno stato di dormiveglia. Sogni premonitori? No, l’idealizzazione di una donna che assomma le caratteristiche di tante ma che Stefano non riesce a mettere a fuoco.
    Veramente ben scritta e sviluppata questa settima puntata. ora siamo in attesa che il mistero si diradi ma forse occorrerà tempo.
    Complimenti

  4. Stefano è un ragazzo confuso, si lascia trascinare dagli eventi… e la vita non sembra mai come la desideriamo…
    Ti ringrazio perchè i tuoi commenti sono sempre ben mirati, analizzano a fondo lo scritto e mi incoraggiano davvero molto!
    Sei davvero un amico!

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