8 – Fog

Rientrò a Milano. Aveva lasciato le sue cose da Gabriella e camminava leggero, facendo tintinnare le chiavi di casa in tasca. Da piazzale Cadorna il sole primaverile lo metteva di buonumore, era un piacere passeggiare, soprattutto perché non aveva incombenze o appuntamenti quel giorno, e Stefano se l’era presa comoda, fermandosi a comprare pane, prosciutto e un chilo di fragole, attardandosi a Largo Treves per un caffè e due chiacchiere con il giornalaio, prima di salire a casa.
Una volta aperta la porta, si era ricordato che suo fratello era stato lì e, a giudicare dalle finestre aperte e il sole che illuminava lo studio, c’era ancora. Dall’ingresso lo intravide in cucina, sedeva in un angolo con l’aria più sconsolata del mondo, sembrava non avere più di dieci anni e aveva l’identica espressione di quando perdeva una partita di calcio. «Eh, come va?», l’aveva salutato Stefano chiudendo la porta.
Il fratello si era stretto nelle spalle: «Monica mi ha sbattuto fuori di casa!», annunciò.
Stefano appoggiò sul tavolo il sacchetto con la sua spesa: «Accade a settimane alterne, Mario!»
«Questa volta è seria…», Stefano rimase ostinato in silenzio e Mario aveva confessato: «Mi ha visto giovedì pomeriggio con Federica. Temo non ci sia nulla da fare questa volta…», la donna in questione era la moglie di un tizio che era stato arrestato per droga che Mario aveva conosciuto al processo.
«Macché è la solita storia! Dille che è una collega!», mettersi con la moglie di uno spacciatore e tentare di far funzionare un matrimonio sterile non era il massimo ma Stefano non si scandalizzava, in fondo era solo uno dei tanti segreti del fratello che lui doveva tacere.
«Sté, Federica è incinta, e si vede!», ammise quello abbassando il capo.
Stefano bestemmiò: «Cazzo Mario!»
«Ma non è mio! La stavo accompagnando ma non si sentiva molto bene, per quello eravamo in quel bar, accanto alla questura, niente di compromettente! Solo che Monica stava passando di lì, lo sai che sono sfortunato!», si lamentò accendendo una sigaretta.
Stefano si tolse la giacca e andò per appenderla sull’attaccapanni: «Chiama tua moglie, spiegale che si sbaglia, che tu non sei il padre, che Federica ti fa pena. Facci l’amore e metti incinta pure lei, così sta zitta. Che ci fanno le tue valigie qui?!», aveva domandato con voce d’improvviso tagliente, notando i borsoni abbandonati in un angolo e la divisa da poliziotto appesa a una gruccia sullo stipite della camera.
Mario si alzò strusciando i piedi: «Ho trovato tutto sul pianerottolo, quella è impazzita, e allora le ho detto che sono sterile e ha chiamato i suoi, ha minacciato di trascinarmi dal giudice, di andare fin dal Papa per annullare il matrimonio perchè l’ho ingannata, tacendo la mia sterilità…»
«Tanto è una balla!», risse Stefano, pensando fra sé a quanti nipoti poteva avere, sparsi per Milano.
Lo sguardo di Mario però fu più che eloquente: «Mica tanto… ho fatto una vasectomia dodici anni fa, ma dissi a tutti che era per l’asportazione di un neo…»
«Cosa?»
«Dai, volevo fare carriera! Che ne sapevo che quella si sarebbe fissata con un figlio?»
Stefano affrontò Mario spingendolo nuovamente a sedere nella vecchia e disordinata cucina: «Tu hai sposato Monica, otto anni fa, sapendo che non potevi darle un figlio, quando lei non aspetta altro? L’hai fatta ammalare per ‘sta cosa! Aspetta… lei ha perso un bambino, due anni fa! Com’è possibile?»
«Aborto spontaneo, figurarsi! E’ isterica, non era vero niente è che a ogni ritardo s’illude, Sté!»
«Perché glielo hai detto, allora? Perché spiattellare la realtà, se non sospettava?»
Vergognoso, Mario guardò fuori, fumando: «Avevo preso qualcosa, non ero in me, e lei strillava ed era uno strazio per la mia testa! Dovevo zittirla e non avevo scusanti.»
«Ti rendi conto, Mario?», precludendo la possibilità di un bambino, il fratello aveva perso ogni possibilità per riappacificarsi con la moglie, e da ciò non sarebbe seguito nulla di buono: «Devi andare da mamma. Non puoi stare qui.», sentenziò Stefano.
«Scherzi? Questa casa e mia quanto tua e non ti permetto di dirmi cosa posso o non posso fare. Non ti darò fastidio, io lavoro, mentre tu ti prostituisci! Non sei nelle condizioni di farmi la morale, fratellino!»
Nell’incoscienza che lo contraddistingueva, Stefano si mise a ridere, perchè in fin dei conti la faccenda non lo riguardava: «Il poliziotto e la puttana, siamo una bella coppia! Chissà quando lo sapranno mamma e papà… diranno che è colpa mia!», terminò prendendo una sigaretta.
Sarebbe stata una ben strana convivenza, la loro!


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14 thoughts on “8 – Fog

  1. Sì Blanca, la perfezione sognata assume contorni sfuocati: la nebbia. Il nero…
    Quindi so che nel tuo racconto succederanno cose perchè l’indistinto vuole realizzarsi: è la nostra forza vitale, la meta a cui aspiriamo.
    Sono sicura che Stefano riuscirà ad esprimersi…
    Un abbraccio

  2. Colpo di scena inaspettato dopo la puntata precedente un mix micidiale per il lettore di sogni e realtà. Adesso con Stefano c’è pure il fratello, sterile e cacciato di casa.
    Che bel caos hai inventato! La storia diventa sempre più appassionante e intricata per la convivenza tra i due fratelli tonto diversi ma altrettanto simili nel cacciarsi nelle situazioni più ingarbugliate.
    Chissà cosa ci riserverai nella puntata numero 10. La mitica Fog compare o non compare? E’ solo un sogno di Stefano oppure esiste nella realtà?
    Aspetto la prossima.
    Un abbraccio

  3. Infranotturna (che strano chiamarti così) si sogna perfezione ma la vita reale porta ben altri problemi, troppo spesso la crudezza del quotidiano allontana dalle proprie aspirazioni… Stefano è diviso in due…. un bacio a te 🙂

  4. ahahahahah mi sto cacciando in un vespaio con le mie stesse mani! E’ che seguo la vicenda anch’io senza altro che una flebile traccia… sono un po’ dispettosa, mi piace cambiare le situazioni ad ogni post… mi diverte!
    Non anticipo nulla… un abbraccio a te!

  5. Anche a me piace seguire l’onda del momento quando scrivo senza un canovaccio preciso. Quindi procedo a zig zag come un ubriaco.
    Aspetto impaziente di leggerti.
    Un abbraccio

  6. In questo racconto la telecamera è spostata un po’ troppo in basso, non trovi?
    Esattamente basso-ventre ahahahahahah non c’è mai un’inquadratura panoramica…
    Dovrebbe essere un po’ meno ormonale 😀
    Comunque sto pensando di fare un salto a Brera ahahahahahah
    Ti Abbraccio

  7. oh…. cosi va meglio Blanca
    si legge meglio, sono contenta che Tu abbia cambiato la pagina
    e aguzzo molto meno la vista, avevo quasi perso la voglia di leggere…

    Accidenti che due fratelli… sembra sia uno peggio dell’altro…
    ora ti seguo meglio, spero mettermi presto in pari..
    Un grande abbraccio

    Michelle

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