9 – Fog

«Se ci rapportiamo all’Arte come rappresentazione della visione d’insieme, dell’unione d’intento di rappresentazione e al contempo descrizione della realtà, non possiamo ignorare o sottovalutare l’importanza di ciò che contorna il soggetto.
In una frase possiamo eliminare il tutto e capire, se dico che vado al cesso non ho bisogno di descrivere colore e modello di piastrelle e rubinetterie… ma siccome l’arte non è merda, l’artista ha un compito, un dovere, quello di farsi tramite tra la realtà, la sua percezione della realtà, e il “fruitore” inteso come ricevente del messaggio che vuole trasmettere…
Ora, io intendo insegnarvi a riconoscere ciò che vedete perché concentrarvi sulle forme della modella… e ringrazio Giulia che può rivestirsi, grazie…
Dicevo, concentrarsi sul soggetto senza guardare oltre, senza imprimere il giusto peso allo spazio, facendo fluttuare la figura nell’etere o nel brodo primordiale è compito di chi è “arrivato”, ma voi siete qui per prendere coscienza di ciò che rappresentate per potervene sbarazzare una volta che l’avrete compreso. Lo spazio deve avere il suo peso, per poterlo decontestualizzare… e solo quando l’avrete fagocitato potrete farlo.
Se non capite ciò che è stato fatto prima, non potrete ripartire da zero! L’Arte è semplice quotidiano, come tale va vissuto nell’insieme con il suo spazio, comprenderlo vi farà uscire dall’anonimato, ma dev’esser un atto voluto, non lasciato al caso. Non ci sarebbe ricerca, altrimenti.
Avevo un giovane nel mio corso, l’assistente lo ricorderà, che si ostinava a non disegnare lo sfondo, per lui non esisteva proprio! Disegnava la modella ma non i cavalletti, le finestre, le scale, le strutture del soppalco… Per lui non erano importanti, non le vedeva. Non le voleva vedere.
Insisteva nella sua cecità. Aveva una bella mano, era fuoco sotto la cenere, ma si è disperso con un soffio. Uno spreco.», aveva finito il professore davanti alla classe muta.
Stefano si trovava fuori, appoggiato al battente delle porte esterne dell’aula di Pittura, ma la lezione si udiva benissimo anche da lì, giacché non c’era anima viva nei cortili dell’Accademia.
Ci era andato spinto dalla voglia di provarci, di affrontare il suo passato e il professore, seguendo il consiglio di tutti, e aveva ascoltato la lezione mentre aspettava l’uscita del docente, ma il prof si era messo a parlare di lui. Di lui! Sapeva già quali parole avrebbe usato, e non si stupì di udirle: «Ragazzi, parlo dell’importanza della visione e della visualizzazione del tutto, non fate come quel ragazzo che non lo capiva e non lo capirà mai.», sempre la stessa frase!
Mordendo il pugno Stefano si era staccato dall’uscio, avviandosi verso le scale della Pinacoteca, in preda a rabbia, rimorso e rancore. Quell’uomo non aveva diritto di riferirsi a lui, di farne un cattivo esempio!
Era stato un inferno subire la sua severità di giudizio, le sue frasi sprezzanti e plateali, davanti a idioti adoranti che si credevano chissà chi… Istintivamente scagliò il pugno contro la bacheca vicino alla sala napoleonica e non si accorse di Luna, che era sbucata dalle scale della biblioteca braidense.
«Sté! Sté che ci fai qui?», gli disse rincorrendolo mentre svoltava a sinistra verso l’uscita laterale.
Stefano finse di non sentirla, percorse in fretta il tratto fino all’accesso da via Fiori Oscuri, incrociando il basettone, Antonio.
Il ragazzo lo salutò affabilmente, era sempre cortese a dire il vero, e Stefano fu costretto a fermarsi. Luna li raggiunse, imbarazzata dalla presenza dell’amato Antonio, e ridacchiò con le guance arrossate e gli occhi lucenti: «Ciao ragazzi!», e poi s’interruppe, come indecisa.
Antonio si abbassò a baciarle le guance e anche Stefano lo fece, meccanicamente.
Luna lo studiò fissandolo, lui sapeva che gli avrebbe chiesto perché si trovasse in Brera, ma Antonio aveva fretta per una lezione e lei lo aveva seguito lanciandogli un’occhiata di finto malincuore.
Benedicendo segretamente l’allampanato dai pantaloni aderenti e fuori moda che la teneva sulla corda da mesi, Stefano percorse il pezzetto di strada verso via Borgonuovo. Era andato in Accademia con le migliori intenzioni, e ancora una volta se ne andava sconfitto, senza aver affrontato o superato i suoi limiti.
Non l’hai capito e non lo capirai mai, era la frase che riecheggiava nelle sue orecchie e che lo avrebbe tenuto sveglio quella notte. Era assurdo perdere il coraggio a causa di semplici parole, ma a lui era successo. Gli succedeva ogni volta che le ricordava.


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16 thoughts on “9 – Fog

  1. Perdere il coraggio succede quando il bisogno dell’approvazione altrui supera quello di esprimersi attraverso l’arte: ecco perchè Stefano è diviso. Per lo meno in questa fase… Questo romanzo diventa sempre più interessante, ed è molto più introspettivo di quanto non apparisse inizialmente….
    Un abbraccio

  2. lo vedi, di quanta pazienza dobbiamo munirci noi formatori, per tirar fuori qualcosa da questi giovani
    ed il tutto per dei miseri stipendi, tra i più bassi qui in Europa, di cui noi siamo fieri di far parte

  3. Ti faccio i miei compliementi per due cose. La prima è il progetto del tuo blog, si percepisce il gusto per le cose belle e si comprende (e questa è la seconda) quanto ami l’Arte. Ho trovato strepitose le parole del professore, non ne faccio una questione di contenuti, forse non sono in grado di comprendere a fondo, ma rendono chiaro il ruolo del personaggio e questo trovo sia decisivo per la narrazione.

  4. Puntata su due livelli la prima parte sulla lezione del prof, la seconda sulla rabbia di Stefano.
    Devo ammettere che la prima parte è poco godibile, prolissa e non molto in linea con una lezione di pittura. Secondo me è da rivedere nel linguaggio e da snellire come stile. I concetti ci sono e possono essere validi, non sono un esperto nel campo, ma l’esposizione è confusa.
    Per contro la seconda parte è sicuramente buona, anzi eccellente. Sei riuscita a descrivere con immediatezza la rabbia di Stefano, il suo voler nascondere il travaglio interno e l’astio verso il professore che l’ha additato agli altri allievi come esempio negativo.
    Frasi secche, incisive che fanno immaginare al lettore faccia, movimenti e atteggiamenti di Stefano.
    La storia mi convince sempre di più, Aspetto trepidante il numero 10.
    Un abbraccio

  5. Grazie ! Io ti leggo sempre!
    Il discorso del professore è enigmatico, parla della rappresentazione dello spazio. Ad esempio: se scattiamo una foto, sulla pellicola rimane impresso anche tutto ciò che è sullo sfondo, solo che nessuno ci fa caso. Solo dopo scopriamo ciò che sta dietro e magari rovina una splendida immagine.
    Il professore insegna ai ragazzi a valutare tutto, non solo il soggetto da rappresentare ma anche ciò che all’occhio poco vigile sfugge. Solo comprendendo tutto ciò si può partire da zero… (è un discorso lunghissimo non tedierò) ma grazie per l’attenzione e la tua preziosa osservazione. un bacio! :*

  6. Ahahaha prolissa sicuramente ma TI ASSICURO che è totalmente in linea con una lezione di Pittura a livelli eccelsi… non hai idea di ciò che si arriva a sentire davanti a un grande artista nella sua aula (e il professore di Stefano ricalca uno di questi)… questa diversità tra il monologo del docente e il mio modo di descrivere la scena è voluta, serve proprio per sottolineare ed esemplificare la difficoltà cui Stefano e gli altri studenti potevano incappare seguendo la lezione. Credimi, le tue parole sono la conferma che ho ottenuto l’effetto sperato! 😀
    Grazie mille e ti abbraccio anch’io!

  7. Per me Stefano faceva bene a non disegnare lo sfondo, l’importante è dipingere la modella nuda, il resto sono chiacchiere
    pipipipipipipipipi AHAHAHAAHAHAHAHAHAHAH
    La cosa bella di questo racconto/romanzo è che c’è sempre uno SFONDO erotico 😛 (così il prof non dirà che non guardo lo sfondo ahahahah). E come diceva qualcuno: se vuoi attirare l’attenzione del pubblico, ogni 15 minuti devi mostrare una donna nuda.
    In queste prime pagine c’è sempre qualche modella spogliata o vogliosa che mantiene alta l’attenzione del lettore.
    Attizzalo! Stir it up AHAHAHAHAHAH Altro che Fog. 😀
    A parte gli sfondi, Stefano ha pagato la sua mancanza di umiltà, se fosse stato umile non avrebbe abbandonato questo professore, avrebbe incassato e sarebbe rimasto.
    Purtroppo in tutti gli ambienti didattici l’umiltà è fondamentale, se non sei umile non impari, e Stefano aveva già smesso di imparare prima di entrare in Accademia.
    Ti stringo forte!

  8. complimenti per questo bel post: è immediato, evoca immagini, emozioni, cattura l’interesse e non smetti di leggere finchè non arrivi in fondo!
    buon fine settimana, ciao! claudio

  9. Un racconto diverso dai soliti, oscilla e evidenzia situazioni e momenti
    di vita sul quotidiano alternandosi…
    Bella la narrazione della lezione di pittura mi è piaciuta molto,
    forse perchè adoro la pittura e ogni spiegazione in merito…

    Un bacione
    Michelle

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