La stanza dell’estate

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Si erano ritrovati lì, nella piazzetta assolata, confusi davanti alla saracinesca abbassata del solito bar. L’abitudine li aveva inspiegabilmente spinti lì, in quel pomeriggio, anche se era domenica e il locale era chiuso. Guardandosi come due allocchi avevano riso e Alessandro si era offerto di riaccompagnarla a casa, proseguendo la sua passeggiata. Perso nelle chiacchiere, non aveva badato alle strade che percorrevano ma, una volta davanti al portoncino lui si era riscosso, riconoscendo il luogo. Barbara l’aveva invitato a salire e, cedendo alla curiosità di scoprire quanto fosse puttana la vita, l’aveva seguita fin nell’appartamento.
«Abito qui da poco, è un appartamento ammobiliato, è tutto un po’ vecchiotto…», si era giustificata lei con apprensione, quasi temesse il suo giudizio. Dando una breve occhiata attorno, Alessandro era entrato e si era diretto alla finestra: ecco il porto!
«Vuoi una bibita ghiacciata?», gli disse lei, ma l’uomo guardava oltre i caseggiati, verso quello spicchio di mare che s’intravedeva tra di essi, il cuore quasi immobile per lo sgomento. Annuì, sperando che Barbara la smettesse di farneticare: era ormai spento ad ogni passione e si era pentito di aver accettato l’invito. Mentre gli voltava le spalle cercando i bicchieri, Alessandro guardò il divano in mezzo alla sala, simile a un’isola sul pavimento di marmo illuminato dal sole, e sentì l’emozione farsi palpabile e sospendere il tempo nella stanza. Nella sua stanza dell’estate!
Quello era l’appartamento che lui stesso aveva affittato, quindici anni prima, per vivere d’amore assieme ad Angelica: quale strana coincidenza lo riportava lì, adesso?
Alessandro aveva un divorzio alle spalle e piccole storie finite strada facendo, aveva quarant’anni, un impiego, una casa. Per usare una frase fatta, era libero come l’aria, e forse meno viziato, e sebbene non intendesse instaurare una relazione seria con Barbara, passare un pomeriggio con lei gli era sembrata un’occasione allettante, fino a quel momento. Lei era attraente, magari un po’ cavallina nella dentatura, ma lui stesso aveva i capelli ormai ingrigiti e aveva smesso le pretese da ragazzo già da un po’.
Adesso era lì. Nell’appartamento che lo riportava indietro nel tempo, a un’altra storia, un’altra epoca, a una felicità ormai perduta, e aveva voglia di scappare.
Barbara si avvicinò con i bicchieri, l’abito le disegnava i contorni, ma aveva perso tutta l’attrattiva. Le andò incontro cercando di scacciare il fantasma di Angelica, si sforzò di sorriderle, ma attorno al suo viso e ai capelli lisci immaginava la cascata di riccioli che avrebbe voluto risentire sotto le dita, le guance arrotondate della ragazza che era stata il suo amore proibito, segreto, e gli occhi innamorati che non aveva più rivisto.
Barbara alzava il viso su di lui, il respiro trattenuto e la bocca socchiusa, nell’attesa di un bacio. Già un bacio! Sarebbe stato così naturale, semplice, scontato! Sarebbe bastato avanzare di mezzo passo. Come con Angelica, la prima volta. Lì.
Alessandro si scostò e lei rimase un po’ interdetta, leggendole la delusione negli occhi. Lei si accomodò sul divano, le gambe ripiegate sotto la gonna. Chissà perché le donne si sedevano tutte così, come giovani gazzelle! Le gambe andavano sempre da qualche parte, a nascondersi o a mostrarsi, le donne non erano capaci di sedersi, semplicemente, come fa un uomo. Alessandro prese posto all’altra estremità, bevendo un sorso, senza nemmeno sentire il gusto della bibita, appoggiando poi il bicchiere sul tavolino di vetro.
Si era creato imbarazzo e sapeva che era per colpa sua. Barbara aveva abbassato le ciglia, portando una ciocca dietro l’orecchio. Alessandro per un istante la odiò, perché occupava un posto non suo: l’avrebbe cacciata via per rivivere ogni istante vissuto in quel bilocale, per passare le dita su ogni superficie, cercando i segni sugli stipiti, le scritte sui muri, i ricordi trattenuti dal tempo.
Cercò di concentrarsi sulla donna del presente, puntò gli occhi addosso a Barbara, esattamente come un ubriaco cerca di mettere a fuoco la serratura di casa. Era desideroso di porre fine a quel tormento. Lei si rigirava gli anelli nelle dita, chiedendogli se sarebbe andato in vacanza, se intendeva leggere quel certo libro, ma pareva priva di argomenti. Eppure erano stati tanto loquaci in strada, pochi istanti prima!
Le rispondeva con cortesia, ma era sparito tutto il calore. Alessandro sapeva, avrebbe dovuto farsi avanti, porre fine allo strazio inscenando un interesse che, se prima era flebile, era ormai scemato.
Era colpa di quel divano, non lo stesso ma così simile a quello marrone su cui aveva fatto l’amore tante volte, appiccicando la pelle nuda di Angelica sotto la sua. Angelica che si lamentava per la stoffa ruvida che le graffiava la schiena, lui che sbuffava per il caldo, mentre ridevano come scemi, fino a togliersi la voce. Quanti discorsi su quel divano! Quante cene condivise! Quante grida soffocate. Quanto amore. E le lacrime di quando l’aveva lasciata. Perché mai aveva lasciato Angelica? Che scuse aveva avuto, allora? La sua giovane età forse, o la paura di amare? Non era più importante, adesso. Chissà dove si trovava ora la sua Angie.
Barbara era a disagio. Si rese conto di essersi dilungato in un silenzio inspiegabile, facendo la parte dell’idiota. La guardò e Barbara disse: “Credevo che fosse più semplice, Ale. Forse ho frainteso, o se credevi che avrei fatto tutto io, ti sbagliavi. Sono disponibile ma non alla fame.”, e usò un sarcasmo tagliente e tutto il livore della donna offesa. Alessandro tese le mani, pronto a scusarsi, ma lei scosse il capo e  si sentì ignobile.
Come darle torto? L’aveva corteggiata, in fin dei conti: erano mesi che bevevano il caffè insieme, che la copriva di attenzioni, e quell’incontro sembrava il coronamento di tutto, l’occasione che entrambi aspettavano, e lui lo bruciava per colpa di un ricordo!
Si alzò.
Lei fece lo stesso, lisciando la gonna con il cipiglio della segretaria che accompagna alla porta un cliente.
Facendo un passo avanti Alessandro affondò le mani nei capelli setosi della donna e le prese la bocca con un furore inaspettato. Spogliarla fu un gesto unico, l’abito le scivolò addosso sul corpo liscio e magro, la rovesciò all’indietro e fecero l’amore su quel divano senza dirsi nemmeno una parola.
Dopo la sorpresa iniziale, Barbara si era offerta senza opporre resistenze, senza atteggiamenti da diva, senza coreografie fantasiose né pretese. Le piacque? Alessandro non poteva saperlo, perché era stato con Angelica, quel pomeriggio, con il fantasma del suo ricordo.
Lui e Angelica, in quell’appartamento assolato, come tanto tempo prima, come nel pomeriggio del loro addio, e per la prima volta Alessandro capì di essersi sentito sperso e solo, dopo di allora, e comprese di esserlo ancora. Credeva di aver superato quella follia, ma così non era.
E ora Barbara lo guardava con occhi grandi, illusi e sinceri. Non riuscì a sorriderle.
Poco dopo uscì dalla stanza dell’estate e non tornò più in quel bar.


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20 thoughts on “La stanza dell’estate

  1. Cosa so? Che mi è piaciuto tantissimo, compresom il finale.
    Hai analizzato con cura le emozioni di Alessandro che hai tratteggiato con molta finezza e intensità.
    Ricordi, amori passati che escono da un armadio che lui riteneva chiuso per sempre, la voglia di essere amata di Barbara, che pur percependo il distacco dell’uomo accetta di fare all’amore con lui.
    E’ una bella miscela che illumina la notte come i fuochi d’artificio.
    Potrebbe essere un bel incipit per un breve racconto.
    Veramente abile sei stata.
    Felice serata

  2. bravo quest’Alessandro, finalmente un giovine che sa quale sono i suoi doveri di uomo, cosa sempre più rara ahimè, al giorno d’oggi: hai visto il film “paradise love”?

  3. Meraviglioso…
    lo comprendo, lo sento, l’ho vissuto, se non con il corpo con l’anima… certi Amori divengono una prigione da cui è impossibile liberarsi.

    La Stanza dell’Estate… i luoghi restano impregnati di coloro che li hanno abitati, e a nulla serve cambiare cose o personaggi… a distanza di anni, a distanza di secoli, quelle emozioni restano intatte, immacolate, VIVE… e l’ho vissuto sulla mia pelle.

    Sei Bravissima Blanca, bravissima a dire poco… arrivi dritta alla pancia, e come sempre devo elogiare le tue metafore sublimi:
    “come un ubriaco cerca di mettere a fuoco la serratura di casa”
    ” lisciando la gonna con il cipiglio della segretaria che accompagna alla porta un cliente.”

    ti assicuro che basterebbe questo per fare LA differenza… e invece questo racconto è perfetto, completo, dalla prima parola all’ultima!

    Finale melanconico, amaro, e almeno per una volta, pur avendo usato Barbara (che si è lasciata usare, ci tengo a precisarlo)… lui ha avuto il coraggio di essere sincero con se stesso. Il suo corpo ha fatto l’amore con Barbara, la sua anima ha fatto l’amore con Angelica…
    Bellissimo Blanca, mi hai fatto sognare, ed è questo il tuo Potere più potente: quello che Tu sei.
    Grazie.

  4. p.s. quando ho detto che l’ha girata, per farci all’amore… ho avuto un brivido. La cosa peggiore per una donna (per me) è fare l’amore con qualcuno che non ti guarda dritto negli occhi, mentre lo fa…

    Ti Abbraccio mia carissima Blanca, sei preziosa più dell’oro, e non mi stancherò mai di dirtelo.

  5. talvolta il passato è un fardello pesante. Andrebbe elaborato, superato, raffinato fino a farlo diventare l’essenza che profuma il presente. Dovrebbe diventare riserva di esperienze a cui riferirsi, risorsa, chiave di lettura della vita futura. Ma non sempre è così. E il tuoemozionante racconto lo dice splendidamente.
    Baci

  6. Grazie Chejo, sei sempre così entusiasta!
    Alessandro ha voluto sfidare il destino. Ha voluto sapere fin dove poteva spingersi con il ricordo, e si è scottato con i suoi stessi pensieri. Io credo che ogni luogo conservi l’impronta di chi ci è passato e come medium la percepiamo, se solo stiamo attenti. Ma quando un luogo ci parla di noi, allora è come scivolare in un tunnel ed è facile perdere la cognizione di tempo, è facile farsi ammantare dal ricordo e dall’emozione evocata. Alessandro ha sbagliato a seguire Barbara, a lasciarsi sopraffare dal passato… ma se devo essere sincera, avrei fatto lo stesso. la curiosità uccise il gatto, si dice…

    Credo che Barbara si sia data convinta di conquistare l’uomo dei suoi sogni, mi è capitato di vedere donne disperate gettarsi in pasto a chi non le voleva, quasi fossero vittime sacrificali, ed è un atteggiamento che non comprendo. Sono quelle che non sanno leggere tra le righe, che non capiscono quando è il momento di frenare, di pensarci un attimo. Quelle che non sanno leggere il viso di un uomo.
    Lui se ne va sentendosi una merda, Barbara resta convinta che sia l’inizio di una storia d’amore.
    Che dura la vita.
    E Angelica? (forse andrò avanti a scrivere di loro…)

  7. occhio non vede… cuore s’illude! Alessandro è persino banale, nella sua scelta.
    occhi negli occhi, è così che mi hanno insegnato a fare l’amore. 🙂 tutto il resto è coreografia.

    Sono più dell’oro? Eh di questi tempi potresti vendermi a peso!:P

  8. Dici bene: andrebbe elaborato! Ma la gente vive di corsa, non assapora nemmeno il dolore della perdita e se lo trascina dietro. Alla fine si lamenta senza saper nemmeno perchè lo fa, per abitudine. E il dolore ci sguazza e guasta i rapporti esistenti o quelli in boccio, ci rende crudeli per sua stessa natura.
    Quanti se e quanti ma… e basterebbe vivere!
    L’aggettivo emozionante mi riempie di orgoglio, grazie Eli! 😀 baci a te

  9. GIAMMAI! Tesori come Te non si possono comprare, e non si possono mettere in vendita… si possono solo accarezzare con amore, con fiducia, e con immensa ammirazione.

  10. Spero allora di scoprire su quali strade corre Angelica, e se mai potranno incrociare nuovamente quelle di Alessandro (sto sognando:-D ma… come sappiamo, nulla si può contro il Destino!

    Ora mi cimenterò in una breve parafrasi attinta da una GRANDE Scrittrice che io adoro… la conosci per caso?;-) L’entusiasmo non è mio, è ispirato e risvegliato da quanto TU mi trasmetti, da quanto tu riesci a suscitare grazie al tuo Talento STRAORDINARIO, a quella tua virtù di dire senza parlare, di rapire senza toccare… Lo ripeterò sempre, i tuoi Racconti non sono semplici parole, sono VITA, sono un’alchimia di emozioni, profumi, miraggi incredibilmente reali che fanno vivere l’esperienza di un sogno ad occhi aperti… mi spiace dirlo, credimi, ma tutto il resto (per me) è noia. E’ mera telecronaca giornalistica, perché nessuno quanto Te riesce ad entrare nel VIVO delle parole rendendo il lettore partecipe della storia stessa.

    Tu HAI un Dono mia cara… tu SEI un Dono.

  11. spesso è solo l’autolesionismo a prevalere nella vita, se ben si osserva il cielo ogni istante muta il suo aspetto, così si dovrebbero accettare i ritmi della vita
    piacevole lettura
    felice sabato

  12. Quando quello che leggo mi piace molto … faccio fatica a pensare alle emozioni dei personaggi (che del resto diventano tutte mie e io stessa sono protagonista e sono tutti loro) e così … immersa in quelle figure e con le emozioni che vivo dalla vita di questi racconti … posso scrivere solo che davvero i tuoi racconti mi piacciono moltissimo.

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