Quello che lei sognava – 4^ parte

Martha 4( terza parte qui )

I mesi si erano susseguiti velocemente, gli avvenimenti colmi di novità avevano riempito in modo frenetico le giornate della famiglia di Martha, lasciando poco tempo ai pensieri. I giorni si erano rovesciati uno sull’altro, i sonni ristoratori si erano alternati a giornate di preparativi e festa, e il matrimonio di suo fratello aveva occupato ogni istante che non fosse dedicato al lavoro o alla preghiera.
Quella notte d’autunno però, a dispetto della stanchezza arretrata, Martha non riusciva a dormire. Non c’erano sogni peccaminosi o turbamenti nel suo cuore: a tenerla sveglia era la luna piena che entrava dalla finestra, illuminando completamente la sua stanzetta. Non era tardi, forse nemmeno mezzanotte, ma tutti in casa dormivano perché quella era la luna del raccolto, quella che si attendeva sui campi, quella benedetta in segreto dagli agricoltori e che presagiva giorni di duro lavoro e abbondanza nelle fattorie.
Martha avrebbe voluto dormire, per affrontare al meglio i compiti dell’indomani ma quel fascio dorato insistente come un presentimento la teneva desta, mettendole in corpo tanta voglia di muoversi. Era come se la luna la invitasse ad uscire e giocare e, sebbene una follia del genere non fosse nemmeno da ipotizzare, Martha avrebbe raggiunto la collina e avrebbe goduto della bellezza di quel cielo immenso e colmo di aspettative. Per consolare il suo entusiasmo tornò alla gioia della fine dell’estate, quando Noah Campbell l’aveva chiesta in sposa, ottenendo il consenso di suo padre ancor prima della comunità religiosa.
Martha aveva trascorso tante notti insonni, al colmo della gioia, e non c’era ragione per restare sveglia quella notte, ma il raggio luminoso della luna le batteva sulle palpebre, le toglieva il sonno, e la ragazza fissava i petali profumati dell’ultima rosa che Noah le aveva portato dal giardino.
Era tanto dolce quel languore, il sapere che presto sarebbe stata sposa e che la sua nuova casa distava solo mezzo miglio da lì. Se si alzava a sedere sul letto, poteva perfino scorgere il tetto rosso del granaio della fattoria Campbell. Quale ragazza più fortunata di lei?
Sposa al più bravo giovane di Marblehead, con la migliore amica come cognata, a un passo dai propri famigliari – non c’erano più screzi fra lei e la mamma -, nella vallata più bella dell’Essex.
Martha tirò indietro le coperte e si accoccolò con le braccia attorno alle ginocchia, ringraziando il Signore per tanta grazia, per la tranquillità ritrovata, per l’affetto che finalmente la circondava. Erano spariti gli incubi e i brutti pensieri, l’inverno precedente era ormai una parentesi lontana. Si prospettava una nuova vita per lei, più appagante di qualsiasi sogno.
Mentre con un sorriso sereno scorreva lo sguardo sulla tramezza davanti a sé, delle ombre nere si proiettarono dalla finestra, ostruendo il chiarore lunare. Martha si volò di scatto e attraverso le tende tirate scorse tre figure in movimento, e mentre i passi pesanti di suo padre discendevano la scala, l’anta al piano superiore sbatté contro le assi esterne della casa.
Udì l’armarsi del fucile di suo padre e la voce del fratello sposato che tuonava: “Fermi tutti!”
“Sono il reverendo Carver!”, rispose la voce del pastore della Comunità.
Suo padre aprì l’uscio e subito qualcuno si affrettò a disarmarlo. Fratello Jacob, che si occupava dell’ordine nella cittadina, si affrettò a proclamare: “In nome del Signore e dell’assemblea legislativa della Colonia del Massachusetts, siamo venuti a prelevare tua figlia Martha, per condurla nella prigione di Marblehead. L’accusa è di stregoneria.”
Per Martha fu come ricevere uno schiaffo, si alzò dal letto dov’era ancora raggomitolata, la camicia da notte le sfiorava i piedi nudi e i capelli la avvolgevano come una cappa scura. Alzò il viso e incrociò quello terreo della mamma, avvolta nello scialle marrone, mentre suo padre protestava. “C’è un errore fratelli, vi sbagliate!”
La voce del pastore era compassionevole: “Lo so che non puoi crederci, ma è così. Tua figlia ha indotto nel peccato un ragazzo e una bambina, devi consegnarcela.”
La mamma si mise a strillare e perdendo ogni decoro si gettò davanti a quegli uomini: “Non è vero!”
La nuora che l’aveva raggiunta al pianterreno la trattenne per le spalle, avvolgendola nuovamente nello scialle: “Mamma…”
Fratello Jacob abbassò il tono, provando pena per lei: “Sorella Sarah, lo so che pare impossibile, ma ne abbiamo le prove…”, e le porse degli indumenti che Martha conosceva bene.
Il viso ancor più cinereo di sua madre si volse verso di lei e Martha, illuminata dalla luna piena e da un lampo improvviso di incredula comprensione, restò irrigidita e immobile davanti a quegli uomini che l’avevano vista crescere e che le misero le catene ai polsi.


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12 thoughts on “Quello che lei sognava – 4^ parte

  1. Acci! Un colpo di scena dei tuoi… spero passi presto, le accuse di stregoneria mi suonano minacciose assai e non le apprezzo per nulla. Poi a a ben pensarci il colpo di scena è stato doppio dato che non ci si aspettava proprio di vedere Martha promessa sposa ad “un altro”.
    🙂
    Avanti allora!!
    Baci

  2. Cavoli, che colpo da maestra! Quando tutto sembrava filare liscio, ecco l’accusa che in quell’epoca portava dritto dritto a morire bruciata.
    Ma di certo la storia non finisce qui e altri coilpi da maestra ci darai per tenerci svegli nella lettura.

  3. ho scritto di getto questo capitolo, era nella mia testa ma ha sgomitato per esprimersi a modo suo… ci sarei arrivata con calma all’arresto, seguendo un ritmo lento, invece le parole sono state prepotenti e prorompenti 😀
    piace anche a me questo post!

  4. Mai non lasciarsi guidare dalle parole! Sono loro che imprimono alla storia quel quid, quel guizzo che la fa lievitare. Anch’io mi faccio prendere dalla mano e le mie storie diventano imprevedibili.

  5. tremate, tremate, le streghe son tornate
    da bambino amavo tanto le streghe, poi da adolescente mi risultarono indifferenti, per via del modo buffo con cui si rappresentavano, senza denti, coi peli sul naso, insomma l’unica strega che mi attirava era la bottiglia che mamma teneva nella credenza,
    poi da grande, neanche più quella
    chissà dove ci porterà questa storia

  6. Più arrugginita che brava, comincio mille narrazioni e poi le scarto, ho un cestino pieno di idee interrotte e una musa capricciosa. Tu sei più fedele alla tua arte, quindi ti ammiro e un po’ t’invidio la costanza.
    Un sorriso, amica ritrovata

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