Quello che lei sognava – 6^ parte

Martha 6

Nell’arrivare alla cosiddetta prigione di Marblehead, due stanze sorvegliate incorporate alla casa dell’assemblea cittadina, Martha fu condotta immediatamente da una donna che, presumibilmente, doveva accoglierla. Si trattava di una donna matura e corpulenta, visibilmente contrariata per essere stata svegliata nel cuore della notte. Lo testimoniavano la cuffietta da notte, i gesti stizzosi nell’allacciarsi il grembiule, gli sbadigli, gli occhi incollati di sonno e l’occhiata astiosa che rivolse come congedo a fratello Jacob. Era Sarah Carver, la sorella del reverendo, e nel riconoscerla Martha si atterrì.
Sarah le fece segno di accomodarsi, sedendosi al tavolo illuminato dalle candele, ma la ragazza rimase immobile.
In città tutti sapevano che Abigail Williams, la nipote del parroco Parris che aveva scatenato i fattacci di Salem, otto anni prima aveva indicato Sarah Carver come aiutante del diavolo e per questo la donna era stata torturata, rischiando l’impiccagione.
Martha fissava le cicatrici della donna, che stava preparando lo scrittoio e l’occorrente per scrivere, affascinata dai mostruosi chiaroscuri sulle dita martoriate e i segni biancastri che salivano verso gli avambracci.
Mentre intingeva la penna nell’inchiostro denso e nerissimo, la donna esordì con stanchezza: “Ragazzina, ma che hai combinato?”, poi indovinando i pensieri di Martha, abbassò automaticamente le mani sul grembo. Si fece un attimo d’imbarazzo.
Martha deglutì rumorosamente, fissò gli occhi sereni nella faccia larga della vecchia ma davanti al segno che le deturpava la fronte, chinò il capo.
“Avanti…”, Sarah dovette leggere il suo nome in cima al foglio che doveva compilare: “…Martha. Fai la tua confessione e andremo tutti a dormire. Qui hanno detto che hai combinato un guaio, che hai indotto nel peccato una bambina e sedotto un mentecatto. Come pensi di difenderti?”
Martha restò muta a ogni domanda, nemmeno quando fece il nome di Joshua, ebbe il coraggio di parlare.
“Lo hanno trovato che insidiava Ellsbeth Willworth, che ha soltanto otto anni, Martha, e lui ha detto che sei stata tu a indurlo al peccato. Poi ha accusato anche la bambina, che si trova di là a dormire sulla paglia, perché chissà per quale motivo, credono a quel povero pazzo… Se sai qualcosa, parla!”
Davanti a una bugia così aberrante Martha si sentì gelare, la sua mente prese a vorticare, e dovette appoggiarsi al muro, ma sebbene cercasse di parlare, nessun suono si azzardava ad uscire. Era l’inferno, quello? Chi poteva mai pensare che lei, che Joshua, che succedesse tutto quello…
Dopo l’ennesimo sbadiglio, la vedova si spazientì: “Senti, io non credo a quel che ti accusano, ma se non parli, non posso fare nulla per te. Domani ci rivedremo, nel frattempo pensa a cosa confessare ed evitarti metodi più… rudi. Lo so che Joshua ti piaceva ma non significa che tu sia una strega. Adesso alzati le gonne, devo controllarti, in fin dei conti sono qui per questo e ho parecchio sonno.”, ordinò alzandosi in piedi.
Confusa, Martha la guardò avvicinarsi, sicura di non aver compreso ma al contempo pronta a cercare una via di fuga. Aprì la bocca per chiamare aiuto ma la mano forte della donna si precipitò a chiudergliela e, mentre con l’avambraccio e il peso del corpo la immobilizzava contro la parete, spiegò sottovoce: “Zitta, non ti farò male se stai ferma. Non lo sai che se gridi quelli ci godono ancor di più? Saranno almeno in tre, nell’altra stanza, ad aspettare il tuo grido, luridi bastardi!” e così facendo con la mano libera le alzò le gonne fino ad arrivare ad introdursi in lei.
Martha sobbalzò per la sorpresa, dimenticando il ribrezzo di quelle cicatrici a contatto della sua bocca e di quel marchio sulla fronte all’altezza dei suoi occhi, e il piccolo dolore si dissolse subito. Durò solamente un istante e la donna si staccò da lei, andando a lavarsi le mani al catino: “Sei integra e questo è a tuo favore. Non voglio che ti sia fatto del male, né che tu porti i segni che ti schifano tanto, ma per evitare il peggio devi fidarti di me.”, le disse con tono fermo e a modo suo incoraggiante.
Un attimo dopo Sarah uscì, chiamando la guardia.

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16 thoughts on “Quello che lei sognava – 6^ parte

  1. Bentornata! E brava… poichè è un altalenarsi fra picchi di ansia e il loro stemperarsi – prima di divenire intollerabili – negli atti di gentilezza di Sarah e in segnali di speranza.
    A volte testi di 700 parole sembrano interminabili. Questo è durato un istante 🙂
    A presto!!! Con un nuovo capitolo
    Baci

  2. bellissimo
    mi è piaciuto molto l’aver dato spazio alla paesana specializzata nei saggi, ce n’erano fino agli anni cinquanta, poi magari con la tv saranno scomparse o chi lo sa

  3. Non vedevo lora di riprendere la lettura del romanzo e non sono rimasto deluso. Hai saputo dosare con la giusta intensità l’orrore di Martha e la strana umanità di Sarah tra affermazioni e pensieri. La puntata è stata divorsta in un baleno!

  4. L’attenzione anche ai dettagli fa di questo racconto una grande opportunità di accostarsi e bene ad un momento storico di cui le ombre sono maggiori delle luci e la tua di luce é ben vivida.

  5. Mi lascio trasportare Cape, a volte mi sembra d’essere semplicemente un tramite, la porta aperta da cui scorrono vite dimenticate. Parto con un’idea vaga e poi… poi scrivo tutt’altro!

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