Quello che lei sognava – 12^ parte

Martha 12

“Martha, vuoi sposarmi? Ora, subito, davanti a Dio!”
La voce penetrante risvegliò Martha, che si mise a sedere sul pagliericcio dov’era stesa. Dapprima non vide nulla, stava dormendo profondamente, poi il viso di Noah comparve oltre le sbarre, all’accendersi di una candela. La ragazza portò le mani al petto, sorpresa e timorosa: “Sei tu, a quest’ora della notte!”
Lui sorrise allungando un braccio: “Se vuoi sposarmi, avrai l’assoluzione!”, le annunciò con gioia.
Alzandosi Martha scosse il capo, ancora confusa dal sonno: “Come lo sai? E come sei entrato qui?”, domandò sottovoce, avvicinandosi.
Si udì un respiro, una specie di rantolo, nell’angolo più buio, per un istante sembrò il ringhio sommesso di una bestia, e Martha indietreggiò: “Chi c’è con te?”
“Non preoccuparti! Ho parlato con il pastore Carver, se ci sposa subito, saremo liberi di andarcene. Ho già firmato le carte e adempiuto una clausola che non puoi capire…”, dal tono sembrava poco propenso a svelare la realtà, Martha pensò subito che si trattasse di un pagamento. Non se ne curò, qualsiasi cosa pur di essere libera, qualsiasi prezzo andava bene per fuggire con Noah, che la guardava con occhi caldi d’amore.
Guardando verso il punto scuro dove il reverendo si celava, Martha si riavvicinò alle sbarre: “E’ vero?”, domandò alla figura che non scorgeva.
“Certo che lo è!”, esclamò Noah cercandole la mano.
Martha si fece timorosa: “Sarah dov’è?”
Il ragazzo fece spallucce: “Sta dormendo. Meglio non coinvolgerla, meno sa e meno rischi corre. L’importante è risolvere tutto. Avanti, vieni qua e dammi un bacio.”
Martha arrossì: “Davvero mi sposi?”, balbettò.
“Certo, ma prima devi darmi un bacio. Sai, dove devi baciarmi? Proprio qui!”, e voltandosi di schiena si chinò, abbassandosi i pantaloni, mentre il viso rivolto dalla sua parte perdeva le sue fattezze, rivelando i lineamenti di Joshua.
Martha prese a strillare e allora lui si rialzò, guardandola con occhi duri e arrabbiati, e disse con voce profonda e roca: “Oh, andiamo, puttana! Baciami il culo e sarai libera da tutto! Sarai la regina della congrega!”
All’improvviso una torcia illuminò l’ambiente vuoto e fratello Jeremiah, che faceva la guardia di notte, si avvicinò preoccupato: “Che accade, state male?”
Martha si guardò attorno, il volto rigato di lacrime, e si rese conto di aver sognato.
Nello stesso momento, al piano di sopra, il reverendo Carver faceva tutt’altro tipo di sogno. Era a un banchetto con i personaggi più influenti dell’Essex, sedeva in un posticino d’angolo, convinto di non essere visto, temendo di essere di troppo a quel convito.
Il cipiglio del pastore di Andover, che lo fissava dal suo scranno, lo faceva sentire in colpa e a disagio. Anche se non udiva parole, comprendeva i pensieri dei presenti: dicevano che stava esagerando, che forse quel compito non era adatto a lui, ventilavano la possibilità di allontanarlo. William non sapeva a cosa mai si riferissero, ma per dimostrare la propria buonafede prese a giustificarsi, a dare spiegazioni, senza nemmeno sapere quale fosse l’argomento di discussione. I presenti lo ascoltavano scuotendo il capo, rimarcando che in tutto ci voleva misura, che lui aveva ormai oltrepassato il limite.
Il reverendo Carver si faceva sempre più piccino, nella seggiola su cui stava ormai appollaiato, mentre il pastore di Boston incombeva su di lui. Poi quella figura si trasfigurò in un volto angelico, che prendendogli la mano lo condusse fuori, in un giardino meraviglioso.
Ascoltando gli insegnamenti mistici dello sconosciuto portatore di rivelazioni, William Carver si sentì illuminato dal sapere e dalla consapevolezza, comprendendo che quel banchetto nascondeva insidie di cui doveva liberarsi al più presto, per raggiungere la pace nel cuore.
Quando infine rientrò nel luogo dell’assemblea, la situazione era completamente mutata, l’atmosfera era rilassata e tutti si rivolgevano a lui, congratulandosi, annunciando che volevano nominarlo capo del Tribunale ecclesiastico, seducendolo con mille moine.
Pur sentendosi lusingato, William si schermì, consapevole della colpa nascosta in quel compiacimento, ma nel sonno congiunse le dita, in un gesto che pareva più soddisfazione, che fede.

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11 thoughts on “Quello che lei sognava – 12^ parte

  1. Carissima Blanca, questo capitolo sembra quasi stare fra parentesi eppure ho la sensazione che questi sogni siano forieri di sviluppi nel mondo “diurno”. Dopo di che, siccome ieri sera con le amiche abbiam visto “Orwell 1984” e sono ancora profondamente angosciata è evidente che non posso proprio leggere alcunchè in modo obiettivo! Ahimè! Temo cattive nuove, insomma.
    Eppure anche questo capitolo è un fiore bellissimo (e come sempre inatteso, donna dalle 1000 sorprese) che spunta nel giardino del libro che stai scrivendo.
    Primavera!
    Un abbraccio, a presto 🙂

  2. Narrare attraverso i sogni è una delle torture più soddisfacenti che uno scrittore può infliggersi, secondo me. È bellissimo non essere frenati dalla logica a dalla causalità, ma è anche facile finire fuori strada. In queso capitolo però ci sei riuscita benissimo, senza cedere un briciolo di tensione narrativa.

  3. Se Martha ha sognato Joshua significa che inconsciamente vuole essere salvata da lui; sua è la colpa se lei è inquisita, sua è la responsabilità di liberarla. Ma quel “bacio” le ha ricordato che non succederà.
    Il reverendo ha vissuto di pettegolezzi tutta la vita e anche nei sogni sogna pettegolezzi… che uomo noioso. Troppo attento a salvare la reputazione ma con una coscienza che flebilmente sta emergendo. Ovviamente prevarrà la reputazione, piuttosto che fare la cosa giusta farà la cosa che gli salverà la faccia.
    Non so come fai, ma questi personaggi li fai sognare bene, in perfetto accordo con la trama e il loro ruolo. 30 e lode!
    Tra parentesi: di recente ho comprato un Fuoristrada della nissan ahahahahahahah

  4. URKA … un film leggerino… non ho mai avuto il coraggio di affrontarlo!

    Per tornare al post, sai che i sogni portano consiglio e il titolo del racconto lo dice… Martha sogna.
    Ha uno strano rapporto con i sogni – o le visioni – che l’hanno portata quasi al patibolo, forse è per questo che Joshua si manifesta. Oppure quell’incubo è la proiezione delle paure di Martha?
    vedremo…

    manca pochissimo.

  5. Tortura? Uhm, mi sa che hai ragione… qualche volta togliere il piede dai pedali e scrivere lasciandosi guidare dal filo illogico dei pensieri è divertente, ma si rischia di diventare incomprensibili, di perdersi, di dire tutto e niente, confondendo il lettore. e non lo sopporterei…
    buona serata

  6. Ciao Conte la tua analisi è perfetta ma soggettiva… però non posso svelarti le mie considerazioni, devi attendere il seguito, sennò svelerei troppo di me.
    Grazie della lode, non prendo voti da un bel po’…

    Fuoristrada, di che colore è?

  7. Diamine! Due sogni e di segno opposto. Per la povera Martha un incubo da non finire. Per il reverendo un sogno latte e miele.
    Sempre più curioso di conoscere gli sviluppi e se Martha ce la farà a fuggire da quel manicomio di indemoniati.

  8. Cara Blanca ti scrivo con gioia perchè mi piace ripetere che il tuo stile narrativo conquista la mia immaginazione. Sono proprio soddisfatta di aver letto questa parte, tra l’altro i sogni secondo me aprono porte che la fantasia a volte si vergogna di aprire, ma nello stesso tempo rimangono sogni e questo li rende affrontabili, compatibili con la veglia.
    Merci mon amie!!

  9. Ciao mia cara amica, bentornata qui! Non so dirti molto dei sogni, di solito dormo di un sonno profondo, ma di sicuro sono una maestra dei sogni ad occhi aperti 😀
    come ben sai.
    un abbraccio affettuoso!

  10. Sono rimasto indioetro, ma recupero conun 3 in uno. (Nel senso che un commneto per tre episodi)
    Che dire: il racconto si sviluppa armonico e ritmato, superando anche il picco d’attenzione in più, che ci si deve mettere nel passare dalla realtà al sogno.
    Sogni per altro rivelatori di cosa alberga nel profondo dei personaggi. Una giusta miscellanea di purezza e volgarità che li rende “normali e rassicuranti”. Nessun eroe epico, nessun Rodomonte.
    Meglio le ingenuità palpitanti di due ragazzi, così simili ai nostri ricordi e a quanto riusciamo a leggere nei nostri figli.
    Meglio la piccola grettezza, la banale megalomania del cattivo di turno, che in cuor nostro speriamo di vedere lui, fiondato nei cieli.

    Attendo fiducioso il resto, nella speranza di non dover latitare così come ho fatto.

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