18 – Fog – Fine.

fog 18fine

Era Fog! Aggrappato al cancello di Gabriella, Stefano premeva il campanello e il suono sgraziato si diffondeva nel silenzio mattutino, risvegliando un abbaiare di cani nei giardini e un volo di uccelli dall’albero accanto e dai fili del telefono.
Apri dannata donna, apri, apri, apri! – i pensieri di Stefano vorticavano, liberi e frenetici come una falena davanti alla luce, non riusciva nemmeno a comprendere le proprie sensazioni, un minuto di autentico tilt. O forse solo una manciata di secondi? Il tempo era pesante e umido, come uno straccio incollato addosso, e lui si sentiva zuppo di sudore, i nervi tesi e contratti dalla fretta.
Scagliò la cartelletta di là delle inferriate e prese a scavalcare il cancello.
Si udì il clac meccanico dell’apertura automatica, il ragazzo saltò giù, mentre Gabriella apriva la porta d’ingresso e si palesava con indosso la vestaglia. I capelli erano raccolti sotto una fascia di spugna rosa, l’oggetto più aberrante che potesse usare, e il viso era chiazzato dal fondotinta. Avvicinandosi a larghe falcate dopo aver recuperato la cartelletta, Stefano notò che brandiva una spugnetta da trucco: «Sté? Ma sei ammattito? Che ci fai qui a quest’ora? Vai fuori!», gli disse scontrosa.
Il ragazzo non interruppe la sua avanzata: «Devo vederla!»
«Chi?», domandò Gabriella seguendolo all’interno della casa.
Vago odore di caffè nell’aria e un tepore che gli arrossò le guance: «Lei! La ragazza che stava alla finestra poco fa!», disse secco, dirigendosi verso la sala.
Gabriella gli ostacolò il passo: «Torna da dove sei venuto! Che cosa vuoi da mia figlia?»
Il ragazzo si bloccò, fissando la donna che conosceva tanto bene: «Tua figlia? Fog è tua figlia? Ma perché non me l’hai mai presentata? Non c’è nemmeno una sua fotografia, in questa cazzo di casa!»
Gabriella lo spinse: «Tu sei completamente fuori di testa! Ma che stai dicendo? Guarda che chiamo la polizia se non ti dai una calmata! Caccio un urlo e poi vedi!», e Stefano desiderò picchiarla, per non avergli mai svelato quel particolare. Serrò le mascelle, ma ripensandoci si calmò: lei come poteva sapere? Non aveva mai visto i suoi lavori! Così si mise a scartabellare ed estrasse dalla cartella un album di bozzetti: «Guarda!», disse porgendoli alla donna.
Gabriella sfogliò il brogliaccio in un silenzio quasi innaturale, quando infine glielo restituì aveva uno sguardo diffidente e glaciale: «Quando hai conosciuto Eloise?», gli domandò con durezza.
Eloise. Ora Fog aveva un nome! Padre svizzero e nome francese, Stefano non ci sarebbe mai arrivato, ad indovinarlo. Avrebbe dovuto abituarcisi. Gabriella aggrottò le sopracciglia e lui si affrettò a spiegare: «È questo il punto, io non l’ho mai vista prima d’ora… Eloise! La disegno da sempre, la vedo dappertutto, la cerco da sempre ed era qui! Fog, che mi sta permettendo di esporre e vendere, che volevo farti conoscere attraverso le mie opere, Fog è sempre stata qui, a un passo da me! Io non riesco nemmeno a crederci!», la voce gli si spense e all’improvviso si sentì a pezzi.
Gabriella notò la sua commozione e annuì, mutando atteggiamento: «Questa storia me la devi spiegare con calma, ragazzo. Magari dopo un caffè caldo, eh? Riprendi fiato intanto.», Stefano abbassò a testa, vincendo alla stanchezza, scaricando la tensione, e la donna gli carezzò la schiena, rassicurandolo.
«Mamma? Che succede?», disse una voce sommessa alle loro spalle.
Gabriella e Stefano si voltarono verso la figura ferma nel vano della porta. Fog era lì, reale e vicina. La bocca morbida, il viso ovale e pallido, i capelli ad incorniciarle i lineamenti: era esattamente come lui l’aveva sempre disegnata! Era bella come una statua di porcellana, ferma sotto la luce, con gli occhi velati e dolci che fissavano la madre. A Stefano mancò la terra sotto i piedi, cercò un appiglio, si appoggiò al muro.
Gabriella si rivolse alla giovane: «Eloise, mia cara, torna pure di là, ci vorrà solo un momento.», ma Stefano mosse un passo, stendendo i fogli che teneva ancora in mano. Aveva urgenza di mostrare alla sua musa i disegni che la ritraevano, udire ancora la sua voce, sentire il suo profumo e guardarla da vicino.
La madre cercò di protestare ma lui la spinse di lato: «Vorrei che tu vedessi questi disegni!», disse d’un fiato alla ragazza, rifilandole in mano i fogli di carta ruvida.
Le dita diafane strinsero i bozzetti, il collo esile si piegò su di essi e il bel viso ritratto a matita fissò la sua copia in carne ed ossa, mentre Stefano tratteneva il respiro.  Era il momento più importante della sua vita.
Gabriella era a un passo, Stefano la udì soffocare un debole gemito ma non se ne curò, perso com’era nei capelli folti di Eloise e nel suo profumo delicato. Passò un attimo.
La giovane donna fissò da vicino il primo ritratto, tenendolo stretto con entrambe le mani, poi fece un sospiro lievissimo e glielo restituì: «Sono certa che siano bellissimi, ma sono quasi del tutto cieca, distinguo poco i colori, vedo offuscato, come attraverso una nebbia.», si giustificò con quel viso d’angelo dagli occhi inespressivi e spenti.
Stremato, Stefano fece un passo indietro e, accasciandosi ai suoi piedi, scoppiò in singhiozzi.
Fog. La nebbia. Ecco tutto.

Testo e disegni copyright by Blanca Mackenzie, 2012-2013


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31 thoughts on “18 – Fog – Fine.

  1. Un finale splendido degno di tutte le puntate precedenti. Anzi dire di una spanna superiore.
    C’è tutto pathos ed emozioni, parole e disegni, sensazioni e .. Veramente emozionante questo finale con una chiusura che racchiude il senso della storia: Fog, nebbia come lo sguardo appannato di Eloise.
    Complimenti ancora per questo romanzo che mi è piaciuto tantissimo.
    ora mi aspetto qualcosa di altro. leggerti è un vero piacere.

  2. Ripeto: peccato che sia finito, questa storia mi aveva catturata (sarà perchè gli artisti mi piacciono molto). Ma il finale è davvero splendido, commovente e inatteso, intenso e capace di “spiegare” tutto.
    Ora si attende il tuo prossimo lavoro 🙂
    baci

  3. Gian Paolo, il tuo giudizio mi fa piacere e mi riempie di soddisfazione!
    Fog è il mio ritorno alla scrittura dopo lungo tempo e devo ringraziare te, che mi hai seguito fedelmente e che mi hai dato una “voce” in più su Caffè Letterario.
    Grazie amico mio!

  4. Cara Eli, non smetterò di parlare d’arte e di artisti, io stessa fui studentessa all’Accademia di Belle Arti, scrivendo Fog ho giocato un po’ con i ricordi e un po’ con la fantasia da romanziera. In parte (soprattutto i primi capitoli dove racconto la vita bohemienne) è leggermente autobiografico.
    Devo confessarti che sarei andata avanti a scrivere questa storia, ma aveva una sua struttura e non potevo non rispettarla.

    nel frattempo, se vuoi… mi farebbe piacere il tuo giudizio qui
    http://bistrotapigalle.wordpress.com/2013/02/06/sacrifici-da-uomo-1874/

  5. BELLISSIMO (A DIR POCO) questo finale Blanca! Solitamente gli scrittori preparano preparano preparano e poi “puf”… l’aspettativa si ammoscia come un sufflè appena tolto dal forno…

    Questo finale, invece, è sublime, e già la descrizione del volto della ragazza, poco prima, instilla curiosità… quando ne descrivi l’ovale, le labbra, i capelli, d’istinto mi son chiesta “E GLI OCCHI?”… ecco perché hai omesso gli occhi… e ancora non avevo capito il motivo! Hai preparato MAGISTRALMENTE questo finale, con tutta la maestria che sempre ti riconosco… e quelle metafore sono strabilianti… il modo in cui dipingi l’ansia febbrile di Stefano che suona al cancello…
    mi permetto di estrapolare una tra le tante “Il tempo era pesante e umido, come uno straccio incollato addosso”… o ancora “i pensieri di Stefano vorticavano, liberi e frenetici come una falena davanti alla luce”… le ho adorate… adoro il modo in cui usi le parole non solo per aiutare l’immaginazione del lettore, ma per FAR VIVERE, letteralmente, tutto quanto venga raccontato… è come un viaggio nell’Altrove, le immagini diventano REALI…

    infatti chi è in grado di metterci la Vita in quel che scrive, o che fa… non è un semplice pittore o scrittore… è un Artista (con la A maiuscola) vero e proprio. Una Creatura che ha poco dell’umano e molto del divino…

    Bravissima!!!

  6. bello, molto bello, bellissimo
    un solo appunto, quel dannata donna, mi chiedo se si poteva sostituire con marrana
    apri marrana, apri, apri, apri
    un caro abbraccio anche a Michelle che è ritornata

  7. FRACATZ scusa ma non sono affatto d’accordo (se mi è permesso esprimere la mia opinione, cosa che è di diritto alla Scrittrice prima ancora che a me, ma non resisto…). Quel “marrana” avrebbe tolto TUTTA l’efficacia, non avrebbe reso i sentimenti di Stefano, non avrebbe restituito il suo stato d’animo in maniera così PERFETTA, e sai perché? Perché Stefano non parla così… si chiama “analisi psicologica di un personaggio”, Stefano parla con parole SUE, con un linguaggio SUO. Solo così ci dice chi è e cosa provi. Solo così ci dice che è VIVO.

    “Dannata donna” è perfetto, è Stefano che parla, “MARRANA donna” perde totalmente di CREDIBILITA’ e di efficacia, non dimenticare che in quel momento è ESASPERATO!

    sarebbe come dire “Beethoven anzi che mi-fa al posto del mi mettici un re, perché re-fa è meno volgare”

    Quel “marrana” poi, non fa parte del nostro linguaggio, è parte di un altro tempo,e reputo che un’osservazione del genere risulti (almeno a me) come censura da Medioevo!

    Con tutto il rispetto… e un sorriso cordiale.

  8. p.s. ricordo inoltre che questo è un racconto, UNO SPACCATO DI VITA, non una telecronaca in cui prestare attenzione ad ammorbidire i termini per non ledere la sensibilità della gente.

  9. Devo ingaggiarti, CheJo, tu riesci a farmi apparire più bella e più brava….Sei balsamo per il mio Ego, altro che palle!

    ok ok lo accetto, sarò una DEA (non mi piace la modestia ahahahahahahahahhahaha!!!) continua su questa strada, mi piaci così!
    😉

  10. OH, per chi non lo avesse intuito, cecilezx6r E’ L’AVVOCATESSA PIU’ FYGA DI TUTTA LOMAX-BEACH!

    (la voleva ingaggiare anche Corona ma lei ha rifiutato, preferisce concentrarsi su gli uomini veri, come me :PPP)

  11. A volte si insegue un pensiero, una ossessione, senza rendersi conto che dall’altra parte ci sono delle emozioni e dei sentimenti differenti dai nostri. Così, quando l’ossessione, finalmente, viene raggiunta, tutto crolla come un miserevole castello di carte. E resta solo il soffio del vento, con il suo rumoroso silenzio, a ricordarci come sia difficile la natura umana.
    Un sorriso per un sereno inizio di settimana.
    ^____^

  12. ahahhaah:-D Blanca sono onorata, ma reputo che tu NON abbia affatto bisogno di avvocati difensori, quel che Tu sei e che Tu scrivi già basta per vanificare qualunque tipo di “obiezione” si abbia il coraggio di avanzare “contro” di te…

    comunque a quel “Marrano” inizio ad affezionarmi, sai cosa mi evoca? PIUME DI STRUZZO, se Stefano cambia sponda puoi sempre pensare a una sostituzione… te lo immagini? “MARRANA MARRANA BRUTTA STREGA!” aggiungerei BRUTTA STREEEE GAAAAAA
    ahahahahahahah:-D

    beh chiedo venia per la digressione,
    i miei rispetti:-)

  13. ti prego Blanca sii tutto tranne che uMile… senti che brutta parola “u mi le”… SA DI RISO SCOTTO, quando si fa poltiglia con l’acqua. bleah

    ebbasta costi falsi umili, ma andiamo, Beethoven lo sapeva benissimo di essere un genio, e così tutti gli altri… dittelo, DITTELO!!! TU SEI UN GENIO!

    tu UNA DEA lo sei da sempre, e non credo che qualcuno possa farti apparire più brava e bella di quello CHE SEI… io compresa.

    Ti aVpetto a LomaxBeach mia Divina!:D
    pVepavo il caviale e lo sciampaVgnnn (e un cubano -nel senso di sigaro- di quelli tosti).

  14. Naaaaaaaaaaa! Se fossi così brava sarei pubblicata e famosa, amica mia. Non mi reputo umile, ma non mi piacciono i palloni gonfiati, quelli che si dicono BRAVO da soli, o che ostentano una sicurezza che io non ho.
    Mi piace quel che scrivo, ovviamente, ma so anche di non poter piacere a tutti. Preferisco essere realista.
    Mi prendo poco sul serio e forse questo sì, che è la mia rovina!

    ci incontriamo a Lomax sur mer, allora!

  15. ahahahahaha “Oh, apri subito! Che situazione spiacevole, perdindirindina!”
    potremmo continuare per ore e ridere, ridere e ancora ridere.

    E sono certa che Fracatz facesse sottile ironia,
    lui è TUTTO TRANNE CHE ALL’ACQUA DI ROSE 😀
    guai a chi me lo tocca!

  16. finale apassionato e forte… ma tu ci credi che lo sto leggerndo a ritroso questo tuo racconto??? Almeno so come finisce prima di iniziarlo!!! :-)) Bellissimo!!!

  17. Tesoro prendersi poco sul serio è sinonimo di Intelligenza, prenderTI poco sul serio è sinonimo di ignoranza, o superficialità, o idiozia, o tutte e tre le cose.

    Vedo tanti escrementi pubblicati in forma di libri… non credo che l’essere pubblicati sia sinonimo di gran talento, forse più di gran cu…!

    E allora sii realista e prendi atto di una cosa:
    Tu sei più che brava, SEI VERA,
    Tu le storie non le racconti, LE VIVI, e la fai vivere. mica miciomicio baubau…

    e sfido chiunque a farlo… MARRANI! ;-D
    so ben io che Fracatz scherzava… come avrebbe mai potuto dirlo sul serio???

    I miei rispetti.

  18. l’unico freno a quel guasconesco marrana potrebbe essere una r un po’ moscia in Stefano che la pronuncia
    Apvi mavrana donna, apvi, apvi, apvi!
    ma potrebbe dare quel tocco in più alla narrativa ed incuriosire il paziente lettore

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